LETTERA:

Capisco la paura per qualcosa che è ancora un po’ enigmatico, ma certe “serrate” nei confronti dei lombardi da alcune zone d’Italia mi sembrano fuori da ogni logica. Cos’è dobbiamo pagare per il fatto che in Lombardia lo screening sul virus si fa, mentre in altri paesi va tutto bene forse perché non lo cercano? Giovanni P., Milano

RISPOSTA:

Ancora c’è il dubbio se classificare questo incombere del coronavirus come pandemia o epidemia, gli stessi virologi si confrontano e litigano. In una società che ha fatto della scienza la madre di tutte le verità non c’è quindi da stupirsi che in noi, comuni mortali, qualche ansia sia emersa. Se è difficile mantenere la giusta distanza tra paure ataviche e rischio reale (da quantificare), è facile però capire che la mazzata sulla Lombardia è pesante e lo è ancora di più per il brand Milano. E non si tratta solo delle ripercussioni economiche immediate, ma di ciò che resterà nella memoria perché è certo che l’umanità sopravviverà all’ondata virale e l’evento entrerà nella storia. I lombardi si trovano a vivere la condizione di “infetti” dopo aver tanto discettato sulle infezioni altrui. Devono trovare il modo giusto per comunicare come stanno le cose e recuperare il terreno fatto franare dal virus, mettendo in conto che ci sarà sempre qualcuno che a distanza di anni o decenni ricorderà questa pandemia-epidemia a suo uso perché, dalla sua comparsa sulla Terra, l’uomo convive col virus dell’ignoranza. C’è da decidere come fare. Potrebbe essere un passo avanti dell’umanità. ivano.costa@ilgiorno.net