Milano, 15 settembre 2017  -

DOMANDA:

Caro direttore, vengono i brividi a leggere le notizie sull’ultimo scandalo che sta scuotendo la sanità, quelle sulle protesi scadenti impiantante a pazienti anziani soprattutto per dare vantaggi (soldi, regali, viaggi) ai medici. E il brivido più forte sopraggiunge quando leggo che, questa volta, sarebbero coinvolti anche medici di base. Che fine hanno fatto quei bravi “medici della mutua” che si occupavano solo della salute dei loro pazienti? Giulio, Monza

RISPOSTA:

Voglio sperare, per cominciare, che la maggior parte dei medici, inclusi quelli di base, svolgano seriamente la loro professione e non abbiano niente a che vedere con episodi di corruzione e di mancato rispetto dei pazienti. Fatta salva la presunzione d’innocenza che si deve a tutti gli indagati all’avvio di un’inchiesta giudiziaria, scandali come questo sulle protesi sollevano principalmente un problema. Cioè il labile confine che spesso divide la serietà di un mestiere nobile, come quello del medico, e i vizi del business, che nella sanità è sempre a molti zeri. Il discrimine, come sempre, sta nelle persone. La responsabilità è individuale e chi commette un reato, se condannato, è giusto che sconti la pena. Inchieste come questa devono servire, oltre che a sconfiggere il malaffare, a prevenire episodi gravi in un mondo come quello della sanità e delle cure. Il paziente ha fiducia nel suo medico e nelle soluzioni che questo gli propone. È giusto che il ruolo di medici e chirurghi non venga infamato da chi per primo non lo rispetta, tradendo il suo giuramento. sandro.neri@ilgiorno.net