Milano, 31 ottobre 2019 - 

LETTERA

Era diventato un atto di accusa alla luce del sole. Ora che il bosco di Rogoredo è stato ripulito dagli spacciatori, dopo l’entusiasmo profuso nello sbandierare il risultato, credo sia opportuno tenere ben presente che il problema si riproporrà altrove. Gianna P., Milano

RISPOSTA

In questo caso non credo si possa parlare di vittoria o sconfitta. Non va messo in discussione l’impegno per cercare di sanare lo scempio del bosco di Rogoredo, ma non va dimenticato che molte di quelle anime fantasma si sono orientate su piazze vicine. È stato creato qualche problema a chi spacciava e grazie ai controlli a raffica la zona potrà iniziare un percorso di riqualificazione, ma resta il problema di convincere gli zombie-consumatori a riavvicinarsi alla vita normale. È il recupero di queste persone la sfida che ora va vinta, ed è un’impresa non facile considerando lo stadio di tossicodipendenza dei frequentatori, anzi, degli ex frequentatori di Rogoredo. I mercati alternativi del resto non mancano, basti pensare a cosa è diventata negli ultime cinque anni la grande area delle Groane che di fatto abbraccia tre province lombarde. Di fatto, dopo la “battaglia” di Rogoredo si ha una sola certezza: guardia e impegno devono restare alti. ivano.costa@ilgiorno.net