Milano, 25 aprile 2019 - Le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018 hanno mostrato come le campagne elettorali di successo si facciano sui social più che nelle piazze e nei programmi tv. L’affermazione di Lega e Movimento 5 Stelle ne è la riprova. Negli Stati Uniti, già nel 2008, Barack Obama aveva avviato un cambiamento sostanziale nella comunicazione, rivolgendosi direttamente all’elettore, senza filtri intermedi,  con la prima grande campagna social. In Italia il movimento di Beppe Grillo ha seguito quelle orme nel 2013, invitando i propri simpatizzanti a una partecipazione attiva. Lo sfruttamento delle principali piattaforme di condivisione come Facebook, Twitter e YouTube, per veicolare commenti e messaggi promozionali e il monitoraggio continuo del sentiment degli utenti web sono leve cruciali per capire cosa vuole la gente e per accontentarla. Matteo Salvini è il politico con il seguito social più ampio in Europa e conta su un “engagement” - tasso che misura l’interazione online - molto elevato. Salvini ha tre milioni e mezzo di follower su Facebook, Di Maio più di due milioni, mentre Renzi e Berlusconi si attestano sul milione circa.

Tommaso Longobardi, nel suo libro “Comunicazione politica nell’era digitale”, (ed.Nazione Futura), analizza questi processi e spiega come la comunicazione adottata da Carroccio e grillini, vincitori delle elezioni, stia modellando un nuovo modo di fare politica e stia facendo emergere cambiamenti profondi. Può oggi un politico comunicare agli elettori senza conoscere i social network? Gli utenti sono consapevoli delle strategie con cui la politica cerca di interagire con loro? Grazie alla Rete, la comunicazione politica è in continuo aggiornamento. Non esistono più filtri o intermediazioni giornalistiche e il politico comunica direttamente ai propri elettori tramite i social. Ignorare questo mondo, per un esponente partitico, significa scomparire mediaticamente; per un elettore, vuol dire essere facile preda di un nuovo linguaggio che costituisce l’essenza della politica odierna. Sarebbe dunque sbagliato accettare acriticamente queste trasformazioni della comunicazione politica. La disintermediazione è per certi aspetti inesorabile, ma l’esigenza di preservare un’informazione di qualità per offrire agli elettori notizie affidabili non verrà mai meno.