Milano, 9 marzo 2017 - La tutela dei minori nel mondo dei media rimane una priorità della civiltàgiuridicaedella democraziadell’informazione. Mai abbassare la guardia,soprattutto quando si trattadi minori traumatizzati da vicende agghiaccianti, o protagonisti di storie di adozione e perciò meritevoli di una privacy rafforzata. La loro vita non può essere condizionata da una sovraesposizione mediatica lesiva dei dirittifondamentali, in primisla dignità. Com’è noto, la Corte d’Appello di Milano ha deciso: il figlio di Martina LevatoeAlexanderBoettcher–noti alle cronache come “la coppia dell’acido” – è stato dichiarato adottabile. I genitori del piccolo hanno perso sul bambino ogni diritto. E per lui comincerà ufficialmente una nuova vita, con una nuova famiglia. Lontano dai riflettori mediatici, dal dolore delle vittime, dalla spietatezza dei carnefici e dai giudizi morali che questa orrenda storia trascina con sé. Probabilmente non esistono casi precedenti nei quali la privacy di un neonato sia stata così prepotentemente violata fin dai primi istanti di vita. Su di lui si è riversata una curiosità terrificante, alimentata proprio da chi quella vita innocente avrebbe dovuto tutelare.E dachiavrebbe dovutoinformare l’opinione pubblica senza dilungarsi in dettagli morbosi. I media in questa vicenda hanno dato un pessimo esempio, arrivando a scrivere in pagina il vero nome del bambino. Pure le toghe hanno fatto la loro parte. Ricordiamo, per esempio, la scena del pm titolare dell’indagine che - di frontealle telecamere - andò afar visita al neonatoinospedaleportando un regalo e dichiarando alle televisioni: «Ho visto il bambino, è bellissimo». E ricordiamo,anche, un Tribunaledei minori cheper mesi è statoindeciso sulla sorte del piccolo, informava la stampa in tempo reale su ogni sua decisione e, contemporaneamente, permetteva ai genitori naturali – entrambi accusati di aver sfigurato ragazzi innocenti – di vedere il bambino e di instaurare con lui un legame“fisico”. Quel bambino ha il diritto di essere felice. E di vivere in un mondo migliore rispetto a quello che gli è toccato in sorte. Si spengano i riflettori mediatici sulla sua quotidianità e si eviti che la gigantesca violazione della privacy di cui è stato vittima si verifichi ancora con un altro minore.

Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano