Milano, 19 settembre 2019 - Le nuove generazioni sono sempre più immerse nella civiltà multimediale e l’uso dei nuovi dispositivi è molto funzionale alle attività di apprendimento, purchè avvenga con equilibrio e senza eccessi. Infatti, più della metà degli studenti delle scuole italiane usa lo smartphone per fini didattici. Lo documenta il sondaggio condotto da Skuola.net, in collaborazione con il brand franco-cinese di telefonia Wiko. La diffusione del cellulare nelle attività di classe è in aumento: il 13% del campione ha un intero corpo docente che crede nella bontà del dispositivo come supporto alle lezioni. L’indagine ha coinvolto 12 mila studenti tra i 10 e i 20 anni. Il dato cresce con l’età degli studenti. Il 58% del campione intervistato - per i 18-20enni siamo al 69% – ha avuto insegnanti che gli hanno fatto utilizzare lo smartphone come strumento didattico. Solo il 29% durante l’orario di scuola è stato costretto a tenere il telefono lontano dal banco. Nelle classi più mature (indicativamente nell’ultimo biennio delle superiori), lo smartphone è entrato di diritto nella strumentazione base e nel processo di modernizzazione della didattica: quasi nove studenti su dieci lo impiegano con almeno un docente. Altrove – medie e primi anni delle superiori – il dato si ferma al 60%. Principalmente (51%) lo si usa per approfondire le lezioni, per prendere appunti e organizzare il lavoro (20%), per usare app durante spiegazioni ed esercizi (19%). Al termine della giornata scolastica, lo smartphone diventa protagonista del tempo libero dei ragazzi. Per quasi un ragazzo su due il telefono è una proiezione della propria persona: il 40% (che nel caso degli 11-13enni diventa il 44%) ha l’abitudine di alternare conversazioni frontali a scambio di contenuti tramite smartphone con gli altri membri del gruppo. Solo il 4% interagisce quasi esclusivamente con il cellulare. La maggioranza del campione – il 56% –preferisce ancora interagire con amici di persona. Dalla ricerca emerge un’attenzione parziale e limitata alle impostazioni della privacy. Uno studente su quattro rende i propri contenuti accessibili a tutti i suoi social, percentuale che sale al 29% per la fascia 18-20 anni. Si ferma al 20% la porzione di chi invece preferisce utilizzare profili chiusi, con impostazioni strette e rigorose.