Milano, 24 febbraio 2020 -

LETTERA

Giovani che si atteggiano a boss, gang che operano come bande criminali di adulti. Mi sembra che la violenza, l’agire al di fuori delle regole civili, stia diventando un problema da valutare non solo dal punto di vista sociologico, ma anche da quello della correzione e del contrasto. Giorgio G., Milano

 
RISPOSTA

Esiste la percezione ed esistono dati. Questi ultimi dicono che non è così. La fotografia è dell’associazione Antigone, che in un recentissimo dossier lancia addirittura segnali di speranza. Mai è stato così basso il numero di minori in istituti penitenziari (375), così come risultano in calo i reati commessi. Meno del 40 per cento dei ragazzi che si ritrova nei guai finisce poi davanti a un giudice. Se proprio si vuole andare a verificare un’altra percezione si fa un’altra scoperta in questo dossier. Di questi - poco meno di 13.500 nel dato riferito al 2017 - il 70 per cento è costituto da italiani e di questo settanta per cento il 40 fa riferimento alle regioni del Nord Italia, con la Lombardia prima per segnalazioni, seguita da Sicilia ed Emilia Romagna. Al di là di questi dati, resta la necessità di prestare attenzione e trovare strumenti efficaci per favorire il recupero di questi ragazzi.