Milano, 14 agosto 2020 

LETTERA 

Molte società di calcio italiane, anche quelle più blasonate, dovrebbero prendere esempio dall’Atalanta che non solo ha dato lezione ai più quotati parigini in Champions, ma ha costruito basi solide per continuare a essere protagonista. Davvero complimenti, da sportivo. Alessandro S., Lodi

RISPOSTA

Delle volte il calcio riserva sorprese così, giusto per solleticare slanci epici e dare fondo alla retorica delle imprese. È il bello di questo sport nel quale, si sa, il pallone è rotondo e le partite durano finché “arbitro non fischia” come ricordava Boskov. Stavolta poi c’era in campo una “Dea” e la voglia di toccare tutte le corde dell’eroismo era palpabile. Ma il calcio europeo, avaro e beffardo con noi italiani, ha deciso di non concedere alcunché all’imprevedibilità. Alla fine, dopo tanto spolmonarsi nel rincorrere un giocoliere, la Dea non ce l’ha fatta. I ricconi del calcio vanno in finale e hanno fatto giusto il loro, minimo, dovere. L’Atalanta rincasa ma con un bagaglio zeppo di certezze. Ha dimostrato di essere una società solida, ha dimostrato di giocare un calcio che può tenere testa a tutti e soprattutto ha svolto e sta svolgendo un lavoro a livello giovanile che la rende una delle realtà più importanti e di lunghe vedute del calcio nostrano. Tutte cose concrete, senza fronzoli, che non possono che piacere ai bergamaschi già pronti a scrivere un nuovo capitolo.