Milano, 18 gennaio 2020 - 

LETTERA

Adesso si parla di ipotesi di inasprire ancora di più i divieti all’uso delle auto per liberare l’aria dallo smog. Si continua però a pensare solo al traffico veicolare e si guarda poco agli impianti di riscaldamento. Servono misure regionali su più fronti. Davide P., Milano

RISPOSTA

Il livello d’allarme si alza col passare dei giorni con le centraline che confermano dati preoccupanti sullo smog. Per la conformazione del territorio la Lombardia presenti situazioni articolate per cui se ci sia limita ai dati, laddove sono rilevati, le condizioni cambiano. Ma il problema è più ampio. E una volta tanto non è questione che riguarda i “palazzi“ della politica con Comune di Milano e Regione, per esempio, che sul tema spesso si sono trovati su fronti opposti. Basta un esempio: oltre al traffico veicolare, tra le principali fonti di inquinamento campeggiano impianti di riscaldamento obsoleti. Da quanto se ne parla? Anni. Eppure non si cambia. Palazzo Marino ha stanziato 23 milioni per il bando per la sostituzione delle caldaie, finora ne ha erogati 5. Il solito problema della malefica burocrazia dai tempi interminabili oppure scarsa adesione per mancata volontà di cambiare? Domanda da porsi quando ci si mette al volante della nuova auto ibrida pensando che con questa scelta il proprio contributo a sanare l’aria si sia già dato. Ma da oggi potrebbe arrivare la pioggia e ce ne dimenticheremo.

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