Milano, 23 maggio 2020 - 

LETTERA

Caro Direttore, il governo ha rinazionalizzato Alitalia, dotandola di tre miliardi di capitale, mentre per le low-cost il decreto rilancio ha deciso contro la concorrenza sleale sui salari di applicare a tutti - anche alle compagnie straniere - il contratto italiano. Temo che finiremo per pagare di più i biglietti. C.M.O., Bergamo

RISPOSTA

Il suo è un sospetto più che giustificato. E in questo ritorno di fiamma delle partecipazioni statali credo che a perderci saranno soprattutto i viaggiatori e gli aeroporti lombardi. Alitalia è sempre stata basata su Roma. Lì ha il cuore direttivo, la sua struttura operativa, i suoi aerei. È anche per salvare quell’indotto occupazionale (e verrebbe da dire elettorale) che il governo ha deciso ancora una volta di spendere miliardi delle nostre tasse per riportarla sotto il controllo pubblico. La compagnia di bandiera per sopravvivere ha bisogno di margini di guadagno e la concorrenza delle low-cost come Ryanair - radicate soprattutto nei nostri scali - può ricevere un colpo mortale dal decreto Rilancio, che nel vietare il cosiddetto dumping salariale, ovvero la sproporzione fra stipendi europei e italiani nel settore aereo, aumenta i loro costi e li parifica a quelli di Alitalia. Che così non dovrà occuparsi di essere più efficiente. Questo ora è possibile perché la disciplina europea sugli aiuti di Stato alle aziende private è sospesa. Così, però, potrebbero crollare collegamenti e viaggiatori di Orio e Malpensa. E i nostri biglietti aerei potrebbero rincarare in modo ingiustificato. È bene che si sappia.

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