Milano, 26 settembre 2020 -

DOMANDA:

Caro Direttore, ogni giorno raggiungo Milano seguendo la direttrice di Corso Buenos Aires. Mi confesso colpevole: mi muovo in auto. Prima che la giustizia ecologista mi punisca, devo dire che da quando le nuove piste ciclabili sono spuntate, le code - nonostante il calo di traffico per il Covid - sono se possibile aumentate. Marcello, da Ilgiorno.it

RISPOSTA:

Sono i paradossi inspiegabili della rivoluzione verde in corso a Milano. Dobbiamo dare atto della nutrita presenza di biciclette e monopattini, spesso pericolosamente veloci, lungo la direttrice fra piazzale Loreto e porta Venezia. La doppia ciclabile “dipinta“ semplicemente a terra, i parcheggi spostati o ridotti e le corsie limitate hanno favorito in queste settimane, con qualche oggettivo rischio in più per tutti, il passaggio dei mezzi “puliti“. Se al ronzio delle tavolette elettriche ci si sta, a fatica, abituando, non mancano certo i problemi. L’effetto collaterale dell’ondata ecologista è quello di avere creato nuove code, che certamente non rendono l’aria più tersa e la mobilità più dolce. Viaggiando verso il centro, ad esempio, all’angolo fra Buenos Aires, via Pergolesi e via Piccinni, le corsie per le auto da due diventano una sola. Il semaforo passa rapidamente al rosso, creando un ingorgo con filobus bloccati, auto incastrate, pedoni e bici che fanno lo slalom in un immancabile concerto di clacson. E il limite di trenta chilometri orari dipinto a terra appare un po’ come una beffa. Giusto dare spazio a mezzi alternativi, ma il cambiamento va governato con studio e intelligenza. sandro.neri@ilgiorno.net