Milano, 29 settembre 2020 -

DOMANDA:

Ci dicono che è stato sprecato meno cibo in questo periodo difficile, è la dimostrazione che se solo volessimo riusciremmo a cambiare stile di vita anche senza imposizioni. Se siamo stati più attenti sulla spesa, perché non dovremmo continuare a farlo nella “normalità”? Davide A., Como

RISPOSTA:

Sarà che per noi italiani è quasi un’ossessione, si voglia perché è di moda, si voglia perché gran parte di noi ha ereditato una fame atavica, la questione cibo è un tema sempre caldo. Non è da ritenere un caso se tra gli effetti più rilevanti della pandemia la riduzione degli sprechi di alimenti abbia avuto un’accelerazione. Rispetto allo scorso anno si calcola una riduzione del 25%, se si considera che mediamente un italiano nell’arco di un anno butta 36 chili di alimenti nella spazzatura un forte risparmio e un respiro di sollievo anche per tutta la filiera dello smaltimento. Si tratta di capire se questa maggiore attenzione sia frutto di una maggiore consapevolezza generale o se si tratta del risultato di un’ulteriore stretta della cinghia dei consumi per questioni di forza maggiore. L’auspicio è che sia prevalente la prima ipotesi, segno che qualcosa si è imparato dall’esperienza della chiusura totale. E considerato che il cibo è questione appunto fondamentale, chissà che non si applichino gli stessi accorgimenti anche per un intero stile di vita che inevitabilmente va rivisto. ivano.costa@ilgiorno.net