Un momento produttivo ai tempi in cui la Pasotti era aperta
Un momento produttivo ai tempi in cui la Pasotti era aperta

Brescia, 30 maggio 2019 - Resta in stand by la complessa vicenda dello stabilimento di Sabbio Chiese delle ex Industrie Pasotti a Sabbio Chiese, attualmente in mano al curatore fallimentare. Nel 2017, i vertici del gruppo bresciano avevano siglato l’accordo per l’affitto del ramo d’azienda sia di Prevalle che di Sabbio Chiese. Quest’ultimo, destinata alla produzione di componenti per il settore elettrodomestico e l’automotive, era andato alla veneta Orange 1 Foundry, del gruppo Orange1 Holding di Belluno. Degli originari 214 occupati, circa 170 erano entrati alle dipendenze del nuovo gruppo. Scaduto il contratto, tuttavia, la Orange 1 ha rimesso il ramo d’azienda nelle mani del curatore fallimentare, che è tornato in possesso a inizio maggio.

E’ iniziato così l’incubo per i lavoratori e per la comunità, la cui storia è legata strettamente all’azienda. Per tutti si è aperta la strada della cassa integrazione straordinaria per la durata di un anno. Dal vertice in Prefettura che si è tenuto ieri è stata confermata la disponibilità di due istituti bancari ad anticipare in acconto gli stipendi degli operatori nei due mesi che dovrebbero rimanere scoperti prima dell’erogazione della cassa integrazione, in modo che nessuno rimanga senza reddito. Per lunedì è calendarizzata un’assemblea, organizzata dal comune, per aggiornare i lavoratori della novità e chiarire tutti i dubbi. La buona notizia è che potranno beneficiare dell’anticipo anche i non correntisti dei due istituti di credito. Più difficili da sciogliere, invece, i nodi sulla ripresa dell’attività. A questo punto si aprono infatti due strade. Una sarebbe quella auspicata dai sindacati e dalla comunità, ovvero avviare il bando di gara per la vendita ed il rilancio del sito, a cui potrebbe partecipare la stessa Orange 1.

L'altra opzione potrebbe essere la vendita dei singoli beni, soluzione che porterebbe in cassa qualcosa in più e che potrebbe essere dunque scelta per riuscire a pagare il più possibile i debiti dell’azienda (nel 2016 erano circa 69 milioni di euro, a fronte di un fatturato che, per lo stesso anno si era attestato a 57,51 milioni dopo una brusca frenata delle vendite). Tuttavia, vista che la differenza tra le due soluzioni in termini di possibili introiti non è ampia e poiché la prosecuzione dell’attività includerebbe anche i lavoratori della ex Pasotti, che sono creditori privilegiati, nel vertice in Prefettura è stato chiesto di effettuare ulteriori approfondimenti per ponderare bene la strada da intraprendere. Tutto è rimandato, dunque, ad un nuovo incontro in Broletto.