Brescia, 12 marzo 2018 - Combattere la devianza giovanile e la microcriminalità facendo scoprire ai ragazzi che ciondolano tutto il giorno per strada un’attività interessante. Il cinema, per esempio. La street art dentro le regole. Un corso di boxe, oppure di skateboard. E’ la filosofia di “Fuori dall’Eden”, un progetto di inclusione sociale promosso nel centro storico di Brescia dal Comune, in lizza per il concorso nazionale Anci come miglior progetto di sicurezza urbana. Ora l’iniziativa, che si è conclusa il 31 gennaio con una mostra a cura dei ragazzi coinvolti, si espande e replica in periferia. Assessorati ai Servizi sociali e alla Sicurezza stanno costruendo qualcosa di simile per Lamarmora e San Polo, quartieri in cui gravitano baby gang. Risale solo a due settimane fa l’arresto da parte della Polizia di un diciottenne e un diciassettenne autori di rapine seriali ai coetanei. I due “bulli”, che colpivano in tutta la città, facevano base a San Polo.

«La repressione da sola non funziona – spiega l’assessore alla Sicurezza, Valter Muchetti -. E’ indispensabile offrire opportunità alternative». “Fuori dall’Eden” ha preso le mosse proprio da questa intuizione, che si è deciso di sperimentare al Carmine, zona per alcuni aspetti critica. Destinatari, 30-40 persone – perlopiù 18-20enni di varie etnie e residenze, che gravitavano attorno a un nucleo storico di tossicodipendenti 50enni - da tempo fissi a bivaccare sulle scale del cinema Eden. Occupazioni preferite: spacciare e consumare droghe, schiamazzare, imbrattare, con il risultato di scatenare lamentele tra residenti e avventori dell’Eden. Dopo aver verificato che i ripetuti interventi della Polizia Locale, con sanzioni, fruttavano un esito deterrente pressoché nullo, la Loggia ha escogitato un piano: distrarre i nullafacenti instillando in loro una scintilla di interesse per attività mai sperimentate prima.

«Il cinema, per esempio – dice Luca Iubini, responsabile del servizio di Sicurezza urbana -. Quasi tutti hanno rivelato di non avervi mai messo piede. Così li abbiamo fatti entrare all’Eden per assistere al documentario sulla vita dell’artista di street art Bansky». Insieme alla Fondazione Brescia Musei e al criminologo Carlo Alberto Romano, il Comune ha esaminato tutti i verbali di polizia, così da tracciare un profilo psicologico dei destinatari del progetto. «La parte più delicata è stata avvicinarli – continua Iubini -. Per farlo abbiamo ingaggiato Giovanni Gandolfi e la sua associazione True Quality, writers decorativi che si occupano di rigenerazione di spazi urbani. Abbiamo organizzato laboratori di arti grafiche, serigrafia, collage, graffiti, poi sfociati in una mostra che si è tenuta al Bunker di via Odorici. Ora perché quanto seminato non vada perso dovremo continuare su questa strada». Il team di “Fuori dall’Eden” ora studia percorsi attrattivi anche per combattere la devianza a San Polo e Lamarmora.

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