Pedofilia
Pedofilia

Pisogne (Brescia), 3 giugno 2019 - L’orco si nasconde ovunque. In famiglia, nelle scuole, nei locali pubblici, nei telefonini e persino nei campi ricreativi. Specie l’estate quando le giornate sono più lunghe e il tempo libero aumenta. A spiegarlo è Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo, che ha sede a Pisogne, sull’alto lago d’Iseo e a Bergamo. Da anni Frassi e i suoi volontari, tra cui ci sono avvocati, medici, psicologi e psichiatri, sono in prima linea nella lotta contro gli abusi diretti verso l’infanzia. Durante l’anno scolastico appena trascorso hanno effettuato una sessantina di incontri nelle scuole medie e elementari di Brescia e Bergamo: 30 nella Leonessa d’Italia e 30 nella provincia dei Mille.

«Oggi più che mai è necessario parlare chiaramente ai bambini, usando un linguaggio a loro consono – dice Frassi –. La pedofilia è un tabù che continua a fare paura a noi adulti, ma se sappiamo trovare le parole e i modi giusti non incuteremo timore né allarmeremo i bimbi, ma li renderemo in grado di riconoscere il pericolo, sapersi difendere e chiedere aiuto. Nei nostri corsi mettiamo in scena, spesso sotto forma di favole o racconti, alcune possibili situazioni di pericolo che prendiamo da casi che abbiamo seguito, anche nelle nostre realtà bresciane e bergamasche. È importante insegnare ai bimbi che non devono esistere i segreti, né buoni né cattivi. Soprattutto insegniamo loro a raccontare la verità e le loro esperienze agli adulti, che debbono essere in grado di credergli. Nelle lezioni abbiamo affrontato per esempio il problema degli adescamenti fuori scuola, si è più volte manifestato sia a Brescia, sia a Bergamo. In pratica mettiamo gli scolari in guardia dagli sconosciuti, che non devono mai seguire, anche se dicono loro di essere mandati dai genitori, oppure se mostrano possibili premi, come un cucciolo, un telefonino o un giocattolo molto appetibile. I bambini devono acquisire la percezione del pericolo. Non è per loro innato non fidarsi».

Frassi spiega che gli adescamenti in internet sono molto simili a quelli che avvengono fuori dalle scuole. «Telefonini e tablet – rimarca il presidente – sono piazze aperte, esterne alle scuole. Social come Instagram o Tik Tok, usati senza controlli, sono luoghi perfetti per i pedofili. Il genitore che non controlla il figlio che li usa lo mette in serio pericolo». Anche i campi scuola, le piscine e i parchi divertimento possono essere pericolosi. «La pedofilia si può sconfiggere con l’impegno di noi tutti: stando accanto a bimbi e ragazzini e parlando con loro – conclude Frassi – facendo in modo che si fidino e ci raccontino tutto, controllando i supporti informatici, esigendo che gli spazi che frequentano, dai Cre fino ai locali pubblici, abbiano come operatori persone formate e selezionate. Vogliamo parlare dell’autista che ha dirottato il bus carico di bimbi cremaschi? Aveva precedenti per molestie. E ciononostante è stato messo a lavorare ci bimbi».