Brescia, 10 maggio 2018 -  Seguire le tracce, legali e non, che ha lasciato il denaro. È la strategia che il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso e i sostituti Marco Martani e Silvio Bonfigli stanno mettendo in atto per cercare di risolvere il caso Bozzoli. Dietro alla scomparsa di Mario Bozzoli ci sarebbe la pista del denaro che collega la fonderia di Marcheno (venduta nei mesi scorsi dopo l’apertura del concordato scattato in seguito al sequestro che ne ha bloccato la produzione) e la nuova azienda aperta a Bedizzole da Adelio Bozzoli, il fratello di Mario, insieme ai figli Alex e Giacomo, due dei quattro indagati (gli altri due sono ex operai della fonderia, Alex Maggi e il senegalese Aboagye «Abu» Akwasi) per l’omicidio dell’imprenditore della Valtrompia. Con quali soldi sono stati pagati i lavori di costruzione e i fornitori che hanno aiutato Adelio Bozzoli e i figli a creare la nuova azienda? Questa la domanda a cui gli investigatori cercano di dare una risposta.

Mario potrebbe avere scoperto che la nuova azienda stava crescendo alle sue spalle grazie al denaro della fonderia di famiglia. Per gli inquirenti non sarebbe un caso infatti che l’unico dipendente sopravvissuto alla chiusura della Bozzoli di Marcheno e passato alla realtà imprenditoriale di Bedizzole sia il contabile. Questioni finanziarie e divergenze strategiche. Mario voleva che il prodotto messo in vendita dalla azienda di famiglia fosse di alta qualità e per questo più costoso. Per gli inquirenti non sarebbe stata l’idea dell’altro ramo della famiglia Bozzoli dove si puntava a guadagni più alti abbassando il prezzo del proprio prodotto per tagliare fuori dal mercato eventuali concorrenti ma con una qualità inferiore. Mario e Giacomo Bozzoli su questo si sarebbero trovati in disaccordo e lo zio per il rampollo di famiglia sarebbe stato un ostacolo da eliminare. Il ragazzo lo avrebbe confidato a una ex fidanzata, avrebbe chiesto a un dipendente di malmenare lo zio e infine un’altra ragazza, la fidanzata di un amico di Giacomo, ha raccontato di avere sentito una conversazione in cui al giovane Bozzoli veniva chiesto se e quando avrebbe ammazzato lo «scomodo» parente.

La figura di Giacomo è quella che gli inquirenti stanno passando al setaccio. La sera della scomparsa di Mario, la sua auto è stata inquadrata dall’unica telecamera di videosorveglianza dell’azienda non manomessa uscire dall’azienda poco dopo le 19.30 e farvi ritorno 18 minuti dopo. Il ragazzo ha sempre sostenuto di essere rientrato per fare cambiare la produzione di quella notte, per gli inquirenti potrebbe essere un alibi. Dentro l’auto di grossa cilindrata del ragazzo potrebbe infatti esserci stato il cadavere di Mario che, come hanno sottolineato anche i periti, non è finito nel forno.