Gli inquirenti alla ricerca di prove
Gli inquirenti alla ricerca di prove

Brescia, 11 giugno 2019 - E' arrivato in tribunale sottobraccio alla polizia penitenziaria, capelli tagliati di fresco, jeans e maglietta blu. Lo sguardo vuoto e il fisico un po’ appesantito nonostante le partite di rugby in carcere. Fabrizio Pasini ieri alle 11 ha lasciato la sua cella di Brescia per presentarsi in aula per l’udienza preliminare a suo carico. La storia è quella di Manuela Bailo, la trentacinquenne impiegata del Caf uccisa il 29 luglio dal collega e amante. Un giallo che aveva tenuto banco tutta estate, dalla scomparsa della ragazza, a fine luglio, fino al 20 agosto, con la confessione e l’arresto di Pasini, ammanettato di ritorno dalle ferie ad Alghero con moglie e figli: «L’ho spinta dalle scale durante una lite ma non l’ho uccisa, lei ha picchiato la testa e poi io non capito più niente e mi sono disfatto del corpo».

Il Gup Riccardo Moreschi ha deciso: l’ex sindacalista Uil, che risponde dell’omicidio premeditato e dell’occultamento di cadavere, sarà processato in abbreviato il 22 novembre. E la palla passerà subito a lui, che in autunno sarà interrogato dal giudice. Poi si proseguirà il 31 gennaio. Dunque, niente giudizio abbreviato condizionato all’audizione dei medici legali, come aveva chiesto il suo avvocato Pierpaolo Pettenadu, il quale sperava in un faccia a faccia tra consulenti di parte per discutere dell’autopsia. Per il pm Francesco Carlo Milanesi Manuela è stata sgozzata, ha la carotide recisa. Per la difesa però non sono stati fatti approfondimenti a sufficienza sulla gola troppo scarnificata della vittima, rimasta tre settimane nella fossa dei liquami nel fondo agricolo di Azzanello, nel Cremonese, e dunque in balìa degli animali selvatici. 

«L’esito dell’esame autoptico non è incontrovertibile, non c’è prova di sgozzamento». Pasini in tribunale ha trovato la famiglia Bailo al completo. Mamma Patrizia, papà Elvio, la sorella Arianna. Mancava solo Marco, il fratello sedicenne. Sconvolti, le lacrime cacciate indietro a forza, sostenuti dagli avvocati Giulio Rota e Michele Radici, per la prima volta hanno guardato in faccia l’uomo che è in carcere per avere ucciso la loro Manuela. Dalla gabbia l’imputato ha assistito alla costituzione delle parti civili (la famiglia e il sindacato Uil, mentre è stata respinta l’istanza del Telefono rosa). Quando il gup ha chiuso l’udienza, Arianna ha ceduto. «Ti rendi conto di quello che hai fatto?», gli ha urlato singhiozzando, mentre lui girava la testa. Sposato e padre di due figli, il quarantottenne di Ospitaletto per la Procura aveva studiato un piano per risolvere la situazione con l’amante innamorata, ormai troppo ingombrante, eliminandola prima di partire per le vacanze.

Con la scusa di stare insieme il fine settimana, l’avrebbe attirata nella casa della madre di lui, libera, sabato 28 luglio. Si sarebbe portato gli stracci per pulire il sangue. Si sarebbe informato sugli orari dello zio, che vive al piano di sopra. Quindi la notte seguente, tra le 4 e le 6, l’avrebbe sgozzata, forse dopo averla tramortita. La coppia tornava dall’ospedale dove Pasini si era recato per medicarsi una lieve ferita a una costola. «Lei aveva dimenticato gli occhiali», aveva detto. La vita di Manuela però si è interrotta prima di salire in casa, nel bagno della taverna, dice l’accusa. Gli occhiali sono rimasti nel bagno, su una mensola.