La villetta dell'omicidio
La villetta dell'omicidio

Cologno al Serio (Bergamo), 9 ottobre 2019 - C'è un ultimo sms inviato a Zina dalla sorella Oxana, intorno a mezzanotte, che le raccomandava di fare attenzione quando tornava. «Stai attenta alla strada». Prima di questo, intorno alle 18, sempre la sorella le aveva spedito un altro messaggio in cui le diceva che il marito era sotto casa perché voleva vedere le figlie. Zina aveva risposto: «No, le vedrà domani». Messaggi che potrebbero essere interpretati come una sorta di allarme. Più tardi il delitto.

«Lei mi amava tanto. Non se la meritava una fine così: il mostro della gelosia mi ha trasformato nell’animale che l’ha uccisa». In lacrime ieri Maurizio Quattrocchi, il 47enne di Cologno al Serio, ha confessato di aver ucciso la moglie Zinaida Solonari, 36 anni, origini moldave e madre di tre figlie (8, 12 e 16 anni), le prime due avute dall’uomo. Durante l’interrogatorio davanti al gip, pensando alle figlie, è scoppiato a piangere. Il giudice delle indagini preliminari, Federica Gaudino, ha convalidato l’arresto e confermato la misura cautelare in carcere. Difeso dall’avvocato Roberta Campana, il 47enne ha parlato per la prima volta dopo il suo arresto avvenuto domenica, nel tardo pomeriggio, a Martinengo, durante un tentativo di fuga che si è concluso vicino alla caserma dei carabinieri dove si è costituto.

Una ventina di minuti in cui ha ribadito l’amore per Zina, malato, evidentemente. «Ho perso tutto, anche le mie figlie, che ora sono senza mamma e papà». Il delitto risale alla notte tra sabato 5 e domenica 6 ottobre. La vittima stava rientrando a casa della sorella, a Cologno al Serio, dove si era trasferita dal giovedì precedente dopo avere denunciato per la seconda volta il marito. La prima denuncia è del 23 settembre. In quella circostanza tra Quattrocchi e la moglie ci sarebbe stata una discussione e lui ha strappato i fili del telefono. Il rapporto tra i due avrebbe iniziato a incrinarsi dopo le vacanze, dopo che Zina ha comunicato al marito di volersi separare. Decisione a cui non voleva credere. Il 3 ottobre, dopo la seconda denuncia ai carabinieri, la donna decide di andare a stare con le figlie dalla sorella nella palazzina di via da Giussano, nello stesso paese, teatro del femminicidio. Lui da qualche giorno non andava nemmeno a lavorare. Assenza giustificata per «problemi in famiglia».

A Quattrocchi è contestata la premeditazione, nonostante abbia negato di aver portato con sé l’arma, un coltello a serramanico. «Non era mio, devo averlo trovato nel sottoscala», dove abita la cognata. E dove si era nascosto (è stato notato anche da un vicino) in attesa della moglie, lasciando la sua auto parcheggiata in strada. La donna è stata uccisa con due coltellate alla gola, altre due l’hanno raggiunta a una coscia. Questa mattina alla camera mortuaria del Papa Giovanni XXIII sarà effettuata l’autopsia sul corpo della 36enne. Esame per confermare il numeri dei fendenti, quattro, due alla gola e altrettanti alla coscia, con la quale la donna è stata ammazzata.