Tifosi dell'Atalanta (Newpress)
Tifosi dell'Atalanta (Newpress)

Bergamo, 27 marzo 2020 - L’Atalanta deve tornare a giocare se il calcio riuscirà a ripartire in questa stagione. È questa l’opinione prevalente nella tifoseria nerazzurra, stando al termometro bollente dei social, all’indomani della proposta lanciata dal capo degli ultrà nerazzurri, Claudio Galimberti, in una lettera rivolta al presidente Antonio Percassi con cui ha chiesto di ritirare la squadra, per rispetto delle troppe vittime che sta piangendo Bergamo, del lutto che sta vivendo il popolo bergamasco.

Intanto occorre premettere che lo stesso Bocia nella sua lettera si è domandato se ritirarsi sia effettivamente possibile, ben sapendo lui stesso per primo che regolamenti alla mano non si può fare.
Fatta questa premessa il dibattito si è aperto. Animi divisi, sentimenti contrastanti, ma l’ago della bilancia del tifo pende dalla parte di chi sostiene che la stagione della Dea debba proseguire e arrivare fino in fondo. Va detto che i toni nelle discussioni sui gruppi o sulle pagine sono bassi, pacati, quasi tutti aperti da frasi del tipo ‘rispetto la sua opinione’. Perché non è il momento di fare polemiche, non è il momento di dividersi. Nessuno giudica o processa, tutti cercano di soppesare pro e contro.

La presa di posizione del Bocia di fatto dovrebbe anticipare la decisione di tutti gli ultras della Nord: disertare lo stadio in caso di ripresa del campionato a maggio o a giugno, anche nel momento in cui si dovesse giocare a porte aperte. La stessa posizione peraltro già annunciata qualche giorno fa dai rivali della curva del Brescia, che hanno fatto sapere di non voler tornare allo stadio per rispetto delle troppe vittime che il loro territorio sta piangendo. Lo stesso concetto messo nero su bianco nella sua lettera dal Bocia. Punto di vista comprensibile, osservano quasi tutti i supporters atalantini, ma non condivisibile per la maggioranza del pubblico nerazzurro. Che ha voglia di guardare avanti, di vedere la luce in fondo al tunnel.

E la maglia nerazzurra, il tifo per la Dea, sono un’ancora a cui aggrapparsi per avere speranza. La parola d’ordine che rimbalza in molti commenti è sobrietà. Nessuna vittoria potrà diventare una festa dopo quello che sta succedendo. Ma Bergamo vuole ripartire, a livello imprenditoriale e si spera anche turistico, e l’Atalanta è una parte fondamentale della città dei Mille. Per cui, questo il parere prevalente, è che se è quando ripartiranno la vita, la città, il lavoro, dovrà ripartire anche la Dea. È questo che borbotta, tra un post e l’altro, il popolo nerazzurro. Tornare allo stadio, senza eccessi, magari con le bandiere sempre abbassate per rispetto dei seggiolini lasciati vuoti da chi non c’è più o per chi ha il cuore ferito da un lutto ancora fresco, ma tornare sugli spalti: perché la voglia di ritrovarsi, abbracciarsi e stare insieme per la propria fede calcistica è forte anche in questo momento di dolore e angoscia.