Varese, 12 ottobre 2017 - Per battere violenza e abusi su donne e minori servono formazione e confronto tra tutti i soggetti che operano al fianco delle vittime. "Una rete completa che interagisca per compiere lo scopo del progetto: arrivare ad un processo penale “perfetto”, che ristabilisca la verità dei fatti e garantisca giustizia alla vittima", ha sottolineato Daniela Borgonovo, procuratore di Varese. La procura di Varese fa scuola: "Questo modello viene attuato per la prima volta in Lombardia – ha commentato Francesca Brianza, assessore regionale con delega alle Fragilità Sociali e Pari Opportunità – è una sperimentazione che vorremmo poter “esportare” in altre realtà del nostro territorio".

Brianza ha sottolineato che l’attuazione "molto rapida e molto concreta di questo nuovo metodo di affrontare la violenza contro le donne e i minori si deve all’incredibile slancio della procura di Varese". E ha aggiunto: "Sono i violenti che dovranno avere paura. Non più le vittime di abusi". Regione Lombardia ha già attivato "18 linee antiviolenza – ha detto Brianza – investendo moltissimo nella formazione dei soggetti chiamati a intervenire in questi casi. Corsi speciali che ci hanno permesso di formare in un triennio 600 avvocati in tutta la Lombardia, preparati in modo specifico a patrocinare questi casi, e iscritti nello speciale Albo professionale istituito dall’ente regionale".

A Varese il discorso si amplia: "Il confronto dovrà coinvolgere tutti i soggetti che concorrono in queste situazioni – ha detto Borgonovo : le forze di polizia tutte, che saranno formate su come parlare con le vittime, cosa chiedere, come raccogliere le prove. I consulenti, psicologi e psicoterapeuti, chiamati in sede di processo penale. E in questo caso la procura farà riferimento per i casi di abuso sui più deboli ai professionisti specificamente formati. Professionisti del nostro territorio, eccellenze varesine che costituiranno un patrimonio, conoscendo a fondo la nostra realtà».

E ancora: i Servizi sociali dei vari Comuni, i medici e il personale sanitario che opera negli ospedali, gli insegnanti e le associazioni di volontariato «che sono attivissime a Varese e che mettono a disposizione delle vittime case rifugio» e i centri antiviolenza. "Oggi tutti questi soggetti operano benissimo nel loro segmento di competenza davanti a situazioni di violenza – ha concluso Borgonovo –. L’obiettivo è che tutti imparino qual è il passo successivo a quel segmento, che sappiano chi contattare sempre, potendo valutare con estrema preparazione ogni singolo caso". Borgonovo conclude: "In questo modo il processo penale potrà essere istruito in modo solidissimo. È lì che la vittima attende giustizia, attende che venga ristabilita la verità dei fatti. In tempi rapidi e con estrema efficienza".