Melegnano (Milano), 4 gennaio 2017 - Ci sono state "tempestività di azione dei sanitari coinvolti nell'accaduto e osservanza delle procedure" nelle cure prestate dai sanitari dell'ospedale Vizzolo Predabissi di Melegnano alla donna di 33 anni incinta che martedì ha perso il suo bambino. È quanto si legge in un comunicato della direzione dell'ospedale milanese. Secondo quanto riferito, la donna, Simona Othman, ha sporto denuncia ai carabinieri dopo avere perso il bimbo che aveva in grembo, probabilmente soffocato dal cordone ombelicale. La nascita era prevista per il 18 gennaio ma la 33enne ha iniziato ad avvertire forti dolori e quindi lunedì il compagno l'ha portata all'ospedale. Lì è stata visitata e dimessa dopo un paio d'ore, ma in serata è tornata nella stessa struttura dove l'intervento d'urgenza non è servito per far nascere il piccolo. Sono state sequestrate le cartelle cliniche e sul feto è stata disposta l'autopsia.

L'ospedale nella sua nota esprime "innanzitutto vicinanza al dolore della famiglia e tutto il nostro rammarico per l'esito imprevisto del parto della signora". "Le valutazioni ufficiali sull'accaduto sono in corso - si legge - ma le prime evidenze fanno emergere una tempestività di azione dei sanitari coinvolti nell'accaduto e osservanza delle procedure".  Secondo quanto ricostruito dalla Direzione dell'ospedale, "la signora è stata accolta in PS in due circostanze e nella prima, alle ore 18,30 circa, è stata dimessa poiché non emergevano indicazioni per proseguire l'osservazione in ospedale. La Signora poi si è ripresentata in PS dopo due ore circa essendo nel frattempo sopravvenute contrazioni uterine". "A seguito del secondo accesso è stato deciso di ricoverare la gestante per iniziale travaglio - prosegue la nota - Il travaglio prima e la procedura di urgenza per il parto cesareo dopo, resosi necessario per il manifestarsi di criticità cliniche al feto, risultano effettuate con tempestività dagli operatori sanitari".

INCHIESTA - La Procura di Lodi ha aperto un'inchiesta. Sono in corso gli esami autoptici disposti dalla magistratura. "Vogliamo sapere se ci sono delle responsabilità e quali - spiegano gli avvocati della famiglia della donna - Faremo di tutto per accertarlo". Dal suo canto la Regione Lombardia ha formato una commissione di verifica delle procedure, composta da quattro specialisti. La Regione "e' vicina al dolore che ha colpito la mamma e tutta la famiglia del neonato deceduto - spiega l'assessore Gallera -. Abbiamo immediatamente affidato l'incarico all'Ats della Citta' metropolitana di costituire una Commissione di verifica delle procedure utilizzate dal momento dell'arrivo della paziente presso la struttura fino al tragico epilogo". Ne fanno parte un neonatologo, un pediatra, un ginecologo e un medico legale, uno indicato dalla Dg Welfare, uno dall'Ats della Citta' Metropolitana, uno dall' Asst Fatebenefratelli-Sacco e uno dall'ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena-Fondazione Ircss. "Il nostro preciso impegno e' stabilire se vi siano state responsabilita' dei medici - continua l'assessore - anche se dagli approfondimenti fatti dall' Asst di Melegnano e della Martesana parrebbero essere state rispettate tutte le procedure".

LORENZIN INVIA TASK FORCE - A seguito di quanto avvenuto all'ospedale Vizzolo Predabissi di Melegnano, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha disposto l'invio sul luogo dell'evento della task force, i sensi dell'art. 4 del Regolamento di funzionamento dell'Unità di crisi di cui al D.M. 27 marzo 2015. Lo si legge in una nota del ministero della Salute.