Livigno, 2 ottobre 2017 - Il caso del torrente Spöl è arrivato fino all’Unione Europea. All’interpellanza del Movimento 5 Stelle, presentata il 12 luglio, ha risposto la commissione Ue. Una risposta che ha soddisfatto Nicola Faifer, fondatore dell’associazione “L’acqua è Tua”: «Emergono elementi nuovi e potenzialmente utili a perseguire ulteriori azioni a livello locale e nazionale, nonché a orientare il prosieguo della petizione, già ritenuta ammissibile dall’apposita commissione, che sarà pubblicata, per le adesioni, sul portale delle petizioni del Parlamento Europeo - spiega Faifer -. In primo luogo la Commissione conferma che la porzione di bacino idrografico dello Spöl sotto la giurisdizione italiana è soggetta alle norme ambientali dell’Ue, tra cui in primis la direttiva quadro sulle acque».

Non rientra, invece, nelle prerogative della Commissione - spiega Faifer - eseguire il monitoraggio sull’attuazione di eventuali accordi bilaterali tra Italia e Svizzera relativi alla gestione transfrontaliera del corso d’acqua. Tra gli elementi di novità c’è l’inclusione dello sfruttamento dello Spöl nell’indagine in corso sulla situazione dei corpi idrici in Italia, focalizzata, in particolare, sul tema delle concessioni idroelettriche. «Altra nuova informazione - rimarca Faifer - è relativa alla chiusura della procedura di infrazione relativa al “secondo ciclo” di piani di gestione dei bacini idrografici: l’Italia pare aver ottemperato, in ritardo, all’obbligo di notifica dei piani previsto dalla direttiva quadro; segnaliamo che il fiume Spöl è ancora orfano di un piano di bacino ed è escluso da quello principale dell’Adda». Dopo la valutazione degli elementi sostanziali dei piani, la Commissione può intraprendere ulteriori misure. « Finalmente, la porzione di bacino idrografico dello Spöl sotto la giurisdizione italiana viene assoggetta alla norme ambientali dell’Ue, quindi alle previsioni della direttiva acque 2000/60 CE, nel diritto italiano, norma di rango costituzionale cui la legge ordinaria che ha recepito l’accordo Italia-Svizzera (accordo di Vienna) deve adeguarsi - rimarca Faifer -. Le indicazioni della Commissione UE cristallizzano ragioni di diritto già segnalate alla Procura della Repubblica di Sondrio».