Sesto San Giovanni (Milano), 25 giugno 2017 - Dopo il primo turno delle elezioni comunali (TUTTI I RISULTATI: ECCO I SINDACI ELETTI AL PRIMO TURNO) domenica 25 giugno è il giorno del ballottaggio. Per 27 città lombarde il nome del nuovo sindaco si deciderà infatti con il secondo turno di consultazioni. In provincia di Milano si vota in 12 Comuni. La sfida più attesa è quella di Sesto San Giovanni. Alle 23, l'affluenza è stata del 43,38%, alle 19 del 31,02%, mentre alle 12 del 13,82%. 

A Sesto San Giovanni, ex 'fortino rosso' degli anni del Dopoguerra operaio, i 'forzista' Roberto Di Stefano ha siglato l'apparentamento con il 'civico' Gianpaolo Caponi, avvocato 55enne, che al primo turno è riuscito a ottenere il 24,24%, frutto dei voti ottenuti dalle quattro civiche collegate alla sua candidatura, appoggiate - senza simboli - anche da Lombardia popolare e Parisi. Sommata ai voti di Di Stefano (26,09%), marito della 'pasionaria' azzurra Silvia Sardone, la 'dote' di Caponi crea qualche preoccupazione in casa Pd, in una città dove la sindaca uscente, Monica Chittò, ha riscosso consensi sotto il 31% al primo turno. Sarà interessante anche capire se e per chi voteranno gli elettori che al primo turno hanno scelto il 5 stelle Antonio Foderaro (13,47%). 

LA SFIDA - Tra icone, questioni femministe e manifesti anonimi si è conclusa una campagna elettorale iniziata in sordina e diventata presto urlata e sopra le righe. E finita più di una volta al commissariato di polizia. La sfida è tra Monica Chittò, sindaco uscente che si presenta al 30,97%, e Roberto Di Stefano che arriva dal 26,09%: a separarli 1.400 voti. A far girare la campagna elettorale, l’accusa di aggressione di Silvia Sardone, consigliera comunale milanese e compagna del candidato di centrodestra, contro il consigliere del Pd Vito Romaniello che l’avrebbe mandata in ospedale e che, a sua volta, ha denunciato la coppia forzista per diffamazione. Da lì sono seguite la lettera di minacce di morte al sindaco Monica Chittò e alla Giunta, portate poi alla polizia di Stato. Il presidio contro la violenza sulle donne organizzata dal Pd metropolitano e, il giorno dopo, una candidata di FdI strattonata.

Ma è la moschea ad aver monopolizzato tutta la coda della campagna elettorale, provocando anche un vortice di colpi bassi. Perché non c’è stato solo il tormentone di Di Stefano sui finanziamenti del Qatar per la costruzione della moschea del Restellone e l’accusa di fomentare sui social il fondamentalismo a Bilal Daoou, candidato nelle fila del Pd e appartenente ai Giovani Musulmani d’Italia. Per qualche giorno ha circolato un volantino rosso, anonimo, che recitava «Se anche tu vuoi una Sesto musulmana, vota Chittò» e, sul retro, riportava la cronistoria di un presunto pericolo estremista in città. Con il manifestino in mano, il sindaco ha presentato una denuncia contro ignoti. Ma ci fu anche l’eco impazzita di un terrorista pronto a colpire un centro commerciale, ma in realtà non riguardava Sesto.

Nelle scorse ore su Facebook girava un’altra immagine che la ritrae al centro di due vigili di una fantomatica «polizia locale islamica». Dall’altra parte, il giorno dell’arrivo di Salvini a Sesto, comunità musulmana e centrosinistra hanno diffuso una foto di un giovane Matteo in una moschea proprio insieme a quelli che sono diventati i responsabili del centro sestese. Un’immagine che ha lanciato l’hashtag #distefanononlosa. Lo stesso usato per un fotomontaggio: Di Stefano col naso di Pinocchio e l’accusa di non voler la piscina all’aperto sul Vulcano. L’astensione sul voto, però, riguardò la concessione di 2mila metri quadri in più alla società legata a Caltagirone. L’azzurro si è beccato anche gli adesivi, anonimi, «Di Stefano indagato» sui pali, per la vicenda del fallimento di Bic La Fucina e una citazione di Corte dei Conti (non un’indagine della procura) che riguarda anche esponenti della maggioranza. Dopo l’ennismo comunicato sulla vicenda, la denuncia nei confronti di Chittò. La campagna si è conclusa con lettere di appello al voto di Chittò, arrivate anche ai defunti. E vecchi manifesti, riesumati dalla sinistra su Facebook, in cui la Lega locale chiedeva a Maroni di tagliare la Città della Salute.