Milano, 9 genanio 2018 - Un gennaio in sordina (Jankto «non viene ceduto a gennaio» fa sapere l’Udinese) per poi tornare a spendere in estate, se il debito di 303 milioni troverà in primavera - come da auspici di Fassone - un rifinanziatore. Infatti questa rosa - per stessa ammissione di Mirabelli - «di valore e con un’età media giovane» fungerà da «zoccolo duro» per il futuro del Milan, senza avere alcuna intenzione «di smantellarla». Un futuro che dovrà scrollarsi di dosso il prestito con Elliott, fare i conti con il Settlement Agreement della Uefa («non sono per colpa di questa nuova gestione») e con le esigenze di bilancio («questa proprietà ha già investito tanto») e trovare un centravanti che faccia punti da solo: Mirabelli non nutre «rimpianti» per il mancato acquisto di Belotti ma la telenovela potrebbe ripresentarsi la prossima estate, qualora il flop André Silva dovesse essere ceduto in Premier League (campionato dove Jorge Mendes vanta qualche tributo da riscuotere).

«Il mercato è drogato» sentenzia Mirabelli, una risposta involontaria a Cairo («Se Coutinho vale 160 milioni, allora forse con i 100 per Belotti mi sono tenuto basso»). Il rapporto tra i costi resta argomento di attualità: Mirabelli gongola per aver pagato Bonucci 42 milioni («Se il Liverpool ha preso Van Dijk per quasi 85 milioni... Leo per noi resta incedibile») e dà un prezzo «senza prezzo» a Donnarumma. «Abbiamo parlato già tanto – sottolinea Mirabelli – in fase di rinnovo, oggi il Milan è in una situazione bellissima, avendo raggiunto un accordo con un giocatore amato dai tifosi e che sarà il portiere della Nazionale per i prossimi anni. Se prima, a scadenza, poteva decidere solo lui, ora si è legato alla società e potrà decidere il suo futuro col Milan, nel quale ci auguriamo possa chiudere la sua carriera». La pace armata con Raiola prosegue per la convenienza di tutti: in estate si tireranno le somme, con una partenza di Gigio da non escludere affatto per sistemare il bilancio rossonero. «Non credo ci sia qualcosa di personale – aggiunge Mirabelli parlando del grande freddo con il procuratore –, dopo la conclusione del famoso rinnovo, la prima telefonata di complimenti l’ho ricevuta proprio da Raiola. Ognuno di noi fa il proprio gioco, uno dei miei difetti è difendere alla morte la società che rappresento».