Milano, 1 novembre 2017 - I detrattori di Ivan Perisic dicono di lui che con i mezzi a disposizione dovrebbe essere a un livello ancora più alto. I suoi sostenitori guardano ai numeri, alle statistiche che più fanno notizia (gol e assist per un attaccante esterno) e ne esaltano l’avvio di stagione. C’è una verità nel mezzo, probabilmente: quattro reti e cinque passaggi decisivi sono un ottimo bottino all’undicesima giornata, ma con quelle qualità atletiche, i piedi da ambidestro, una capacità di salto con pochi pari nel mondo per un calciatore, chissà cosa potrebbe fare se avesse un pizzico di continuità in più.

Prendete la gara di lunedì sera. Una prestazione sottotono per un’ora, passata quasi in disparte, con diverse difficoltà ad aiutare Nagatomo sulle sovrapposizioni tra Romulo e Verde. Sul lato opposto del campo, un apporto quasi nullo. Al primo lampo in positivo, il gol che toglie le castagne dal fuoco a Spalletti, con una fucilata dal limite dell’area talmente potente da risultare letale anche se poco angolata. Molte delle partite disputate quest’anno dal croato non sono andate diversamente. Nella seconda giornata a Roma, dove ha servito due assist durante il corso della ripresa, aveva marcato visita per tutta la prima parte di gara. Poco o nulla anche con la Spal e il Crotone, prima di chiudere la gara in entrambe le circostanze. Spalletti lo ha esaltato in più occasioni, a microfoni accesi, perché non di soli colpi da funambolo è fatta la prova di un giocatore. Perisic corre, sfrutta le doti da quattrocentista per ripiegare e partire in contropiede. Quando riesce a farlo con buona continuità diventa un fattore.

Difficile toglierlo dal campo, se c’è un esterno alto da far rifiatare il tecnico sostituisce molto più “volentieri” Candreva sul lato opposto, durante le fasi conclusive delle partite, perché l’ex giocatore di Borussia Dortmund e Wolfsburg ha nelle proprie corde il lampo isolato più di ogni altro compagno. Non era così scontato che potesse reagire con questo avvio di campionato alle peripezie dell’estate, passata in mezzo a una trattativa di mercato tra Inter e Manchester United mai concretizzata, ma sempre presente come una spada di Damocle sulla testa del giocatore e del club stesso. Buon per Spalletti, per i tifosi e i dirigenti che i Red Devils non abbiano affondato il colpo. Al contrario, Perisic ha rinnovato il contratto fino al 2022 con un ingaggio da 4,5 milioni annui che ad oggi sta dimostrando di valere. La recente firma non esclude che possano esserci nuove avances, magari dopo il Mondiale, a cui la Croazia proverà a partecipare passando attraverso i playoff contro la Grecia. L’interista ci sarà. Anche chi è di stanza a Zagabria fatica a fare a meno di un giocatore così.