Milano, 2 gennaio 2017 - La chiamata in centrale arriva poco dopo mezzanotte. Ed è la prima occupazione abusiva del 2018, manco a dirlo in zona piazzale Selinunte. «Andate in viale Aretusa», comunica il capoturno di via Moscova all’equipaggio più vicino. I militari arrivano al pianerottolo e trovano la porta sfondata: all’interno dell’appartamento ci sono due egiziani, non ne vogliono sapere di abbandonare i locali Aler appena occupati; denunciati entrambi per invasione di edifici, finiranno nell’infinito elenco di inquilini da sgomberare. Inizia così la lunga notte dei carabinieri del Radiomobile, seguita in tempo reale dal Giorno: le gazzelle rimbalzeranno da un quartiere all’altro per sette ore, a coprire un macro-settore (la città è idealmente divisa in tre, due quadranti sono di competenza della Questura) che si estende dai Navigli a Baggio. Gli interventi si susseguono frenetici, la radio gracchia indirizzi e nomi di sconosciuti. Ubriachi molesti. Risse in discoteca. Aggressioni. Tentate rapine. Un’aspirante suicida imbottita di pillole.

All’1.40 siamo in via Morimondo, davanti a un locale: la segnalazione parla di un corpo a corpo tra giovani avventori, ragazzi che hanno bevuto qualche bicchiere di troppo. La situazione torna subito alla normalità, basta qualche divisa e un rimbrotto a calmare le acque. Passano dieci minuti ed eccoci al deposito Atm di via delle Forze Armate: un conducente appena rientrato in rimessa mostra due fori nei finestrini, perfettamente simmetrici; uno di entrata e uno di uscita, disallineati per questione di millimetri. In realtà, racconta, si è accorto del botto a mezzanotte e due minuti, nel tratto di strada tra le fermate di via Masolino da Panicale e piazza Prealpi, linea 19 direzione Pompeo Castelli, ma ha deciso di proseguire fino al termine del servizio: in quel momento, a bordo c’erano tre passeggeri, illesi per fortuna.

Tutt'intorno auto coi vetri in frantumi e pensiline ridotte a scheletri: c’è qualcuno che evidentemente si è divertito a sfasciare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Sì, ma cos’ha colpito il tram? Probabilmente un proiettile, a giudicare dai buchi esaminati dagli investigatori; di sicuro non è stato un sasso (al massimo una biglia fiondata con particolare veemenza), e comunque chi ha agito lo ha fatto dal marciapiedi o da un piano ammezzato. La radio chiama, bisogna muoversi. Sono le 3.30, via dei Biancospini, a due passi da piazza Frattini. Una residente parla di una persona che si sta accanendo senza motivo sugli specchietti retrovisori dei furgoncini in sosta e sul portone del palazzo in cui vive: è visibilmente alticcio, i carabinieri lo trovano spalle al muro con la moglie che lo implora di rientrare in casa.

I militari cercano di tranquillizzare lui e la signora, mettendo in pratica quel lavoro di «prossimità e rassicurazione» tanto caro al comandante provinciale Luca De Marchis. Non c’è ostilità in gesti e parole, ma a un certo punto succede qualcosa: l’uomo, un italiano di 43 anni con precedenti datati per stupefacenti, inizia a prendere a male parole il militare che gli sta davanti. Insulti, minacce di morte, urla a squarciagola. «Smettila, ti prego», le lacrime della donna. Lui niente, è una furia: «Vi sparo in bocca, che c. volete da me?». E il grottesco show continua nella camera dei fermati in via Monti, trasformata in vespasiano. Risultato: manette per resistenza e danneggiamento e direttissima l’indomani. Due carabinieri tornano in caserma a «scrivere», come si dice in gergo, cioè a espletare le pratiche per l’arresto: verbale, chiamata al pm di turno e all’avvocato d’ufficio. Le altre macchine restano in strada. Via in piazza Gramsci per una macchina bruciata. E poi in sirena in via Messina, c’è una zuffa. Sono le 6.30. E manca ancora mezz’ora all’alba.