Milano, 28 settembre 2015 - Sarà il primo dicembre, davanti alla quarta sezione penale, il processo per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita a carico del presidente della Regione Roberto Maroni. Lo ha stabilito il gup Chiara Valori con decreto di giudizio immediato come chiesto tre giorni fa dal difensore, l'avvocato Domenico Aiello, presentando un'istanza di rinuncia all'udienza preliminare e di contestuale richiesta di immediato in merito all'inchiesta in cui Maroni è accusato per presunte pressioni utili a far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due ex collaboratrici. Si terrà invece, come previsto, il 30 settembre l'udienza preliminare a carico dei coimputati. 

Il presidente della Regione è accusato dal pubblico ministero Eugenio Fusco di turbata libertà nella scelta del contraente in concorso con il segretario generale della Regione Andrea Gibelli neo eletto presidente di Ferrovie Nord per un contratto da 29.500 euro che secondo l'accusa avrebbe fatto ottenere tramite pressioni all'ex collaboratrice Mara Carluccio dalla società Eupolis senza indire una gara pubblica. Nonché di induzione indebita in concorso con il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello per aver abusato della propria carica di presidente regionale, inducendo il direttore generale di Expo 2015 spa Christian Malangone a promettere, indebitamente, a Maroni e a Mariagrazia Paturzo, legati da una relazione affettiva, di addossare alla società 6mila euro di spese per i biglietti aerei in business class e dell'albergo di categoria lusso per un viaggio promozionale a Tokyo poi saltato. Del primo capo di imputazione rispondono anche Ciriello, Carluccio e l'ex dg di Eupolis che ha già patteggiato 8 mesi di reclusione. La società Expo 2015 spa risponde dell'illecito previsto dal decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi dai propri dipendenti. Malangone ed Expo stanno valutando se chiedere di essere giudicati da valori con rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena.