Milano, 21 novembre 2017 - Dieci padiglioni , 3mila espositori da 100 Paesi diversi e 9 giorni di fiera. Sono solo alcuni dei numeri della 22° edizione di «L’Artigiano in fiera» in programma da sabato 2 dicembre a domenica 10 dicembre (ogni giorno dalle 10 alle 22.30) al polo Fieramilano di Rho-Pero. «La novità principale è il titolo: “Artigiani creatori di bellezza e bontà. Originali per definizione” – afferma Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. – Gestione Fiere Spa, la società che organizza la manifestazione - Rappresenta bene la sfida con la quale ci presentiamo in un periodo di grandi cambiamenti».

Come sarà la 22° edizione di «L’Artigiano in fiera»?

«All’Artigiano in fiera c’è un modo di fare l’imprenditore che mette al centro le persone: gli artigiani non hanno come fine il profitto, ma quello di rendersi utili. Rappresentano un fiume sommerso di umanità che ragiona in modo opposto alla gran parte del mondo circostante. Gli artigiani, poi, costruiscono il destino delle proprie famiglie nel proprio territorio. E il tema del loro radicamento nei luoghi è proprio uno dei principali della manifestazione. Spesso l’artigianato dà modo non solo di far rivivere le tradizioni ma anche di realizzarsi lì dove si vive. Credo, in generale, che il segreto del successo della manifestazione sia la chimica che si crea tra gli artigiani e visitatori: non vengono trattati come consumatori ma come persone. Senza dubbio chi viene all’Artigiano in fiera trova nell’esperienza degli artigiani un altro modo di concepire il mondo, la vita e l’economia».

Con quali novità si aprirà sabato 2 dicembre la cittadella delle arti e dei mestieri del mondo?

«Abbiamo deciso di premiare con il riconoscimento di Paese d’onore la tradizione persiana dell’artigianato. Dall’Iran, terra molto particolare con una grande cultura del lavoro, arriveranno i rappresentanti di alcuni enti. Anche dall’Afghanistan ci sarà una delegazione importante. C’è poi la sfida della Cina con l’incontro con la sua cultura per quello che è davvero. Avrà una visibilità maggiore anche il Senegal: l’obiettivo è dire che c’è un’Africa che ha il desiderio di avere una dignità. Ci saranno artigiani giovani che hanno deciso di puntare sulla propria terra. Per quanto riguarda l’Europa avremo una presenza importante dall’Ungheria, ma in generale tutto il continente è ben rappresentato. Si arriva, poi, all’Italia e si apre un mondo: non bastano 9 giorni di fiera per conoscere tutta la ricchezza degli artigiani italiani. Abbiamo notato che ci sono sempre più giovani che decidono di tornare nel paese d’origine per aprire un’impresa artigiana o per riprendere in mano quella dei padri o dei nonni portando innovazione e freschezza. Sul fronte gastronomico invece inizierà una collaborazione con la Federazione italiana cuochi che nel nuovo ristorante Artimondo valorizzerà i prodotti degli artigiani presenti».

Come stanno gli artigiani italiani?

«Sono degli eroi. Subiscono tutte le contraddizioni di un mondo che fa poco per aiutarli. Nonostante un atteggiamento spesso vessatorio, vanno avanti. Basterebbe eliminare buona parte della burocrazia che si ritrovano ad affrontare e si sentirebbero alleggeriti. Quelli del Sud Italia sono ancora degli eroi perché devono fronteggiare ostacoli ancora più grossi. Certo, esistono i progetti positivi di collaborazione con le istituzioni ma in generale ci vorrebbe un atteggiamento più attento».

Su quali fronti vi siete mossi durante l’ultimo anno?

«È un lavoro lungo che va sicuramente oltre la fiera. Vogliamo essere sempre di più non solo gli organizzatori dell’Artigiano in fiera ma anche compagni di strada di chi lavora ogni giorno. La nostra piattaforma di vendite online, Artimondo, sta crescendo con il ritmo programmato e l’anno prossimo faremo un ulteriore passo. Stiamo per partire con un progetto in Cina che vedrà la presenza dei nostri artigiani su piattaforme web e non solo. L’internazionalizzazione è un processo complicato che necessita pazienza, ma penso che siamo sulla strada giusta».