Gazoldo degli Ippoliti (Mantova), 2 febbraio 2018 - «Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis ...», gli impedimenti dirimenti che don Abbondio inizia a enumerare a Renzo Tramaglino, tentando di spiegargli perché non può sposarlo a Lucia Mondella. L’ira di Renzo blocca il signor curato nella sua faticosa lettura dell’elenco.

Chi volesse leggerlo completo e saperne molto di più, ha tempo fino al 2 marzo per raggiungere Gazoldo degli Ippoliti, nel Mantovano, entrare alla Rocca Palatina di Palazzo Pacchielli Bosoni, immergersi nella mostra “Il matrimonio tra passato e presente per un’ipotesi di futuro” allestita dal fotografo Gianni Bellesia. Troverà il “Decisiones de matrimonio” di “Johannis Clericati praepositi patavini”, edito a Venezia nel 1706, e gli “Accordi dei veri principi filosofici e religiosi con l’articolo 28 della legge dei Registri riguardanti il matrimonio. Il matrimonio e i suoi impedimenti”, uscito a Genova nel 1758. Duecento “pezzi”, solo una una parte della imponente collezione di cimeli, volumi, immagini, album di fotografie, pubblicazioni, bomboniere, statuine degli sposi per le torte nuziali, coroncine, curiosità sul matrimonio lungo i secoli che Bellesia ha raccolto in trent’anni di ricerche in Italia e all’estero.

Matrimoni sotto ogni latitudine e in tante chiese. Ecco il “Cerimonie nuzziali (con doppia z - Ndr) di tutte le nazioni del mondo consacrate all’Altezza Serenissima del Signor Principe di Toscana Francesco Maria de’ Medici”, opera enciclopedica di Gio. Domenico Roffi, pubblicata a Venezia nel 1685 per le nozze (sponsali sarebbe più adatto) di un giovanotto della casata medicea. Amore e denaro spesso vanno sottobraccio, come testimoniano i contratti matrimoniali dal 1400 al 1800 ritrovati dall’instancabile Bellesia.

Nel più antico, Reggio Emilia anno 1460, le famiglie definiscono le rispettive sostanze e quanta parte toccherà in dote ai nubendi. Gli interessi possono sopravvivere all’amore: lo pensano gli ormai ex coniugi che a Mantova, nel 1873, sottoscrivono un contratto di separazione per continuare a condividere il patrimonio. Se il promesso sposo ha fama di sciupafemmine, la famiglia della fanciulla accerta che abbia cambiato vita con la “Precessione nuziale” rilasciata dal vescovo ai più facoltosi, mentre i meno abbienti si devono accontentare del parroco.

Nel 1896, per le nozze del principe ereditario e futuro re Vittorio Emanuele III con Elena principessa del Montenegro avviene a Torino l’ostensione della Sindone e l’immagine è stampata su seta. Nel 1931, per il matrimonio del figlio Umberto con Maria José del Belgio, le foto scattate da Giuseppe Enrie diventano cartoline ricordo. Con il fascismo e le campagne per l’incremento demografico, i manifesti pubblicizzano la “Festa della nuzialità”: si arriva anche a matrimoni in contemporanea di cento e più coppie, regalo di nozze del regime tre giorni a Roma e visita a papa Pio XII.

Nel secondo Dopoguerra amori e matrimoni di teste coronate, con o senza trono, rampolli di Casa Savoia, attori, attrici, ugole della canzone, fanno la fortuna delle riviste e dei rotocalchi, come si diceva allora, che sguazzano felicemente fra Elisabetta d’Inghilterra e il principe Filippo, Grace e Ranieri, Baldovino e Fabiola, Tyrone Power e Linda Christian, Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Albano e Romina. Ci sono anche matrimoni curiosi, eccentrici, in aereo, in mongolfiera, sospesi su un filo per due acrobati. Oppure un matrimonio di fuoco non per lo scatenamento della passione ma perché il magnesio del flash di un fotografo incendia l’abito della sposina.