Mantova, 5 settembre 2017 - Hans Holbein il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio, Pieter Paul Rubens, Pieter Claes, il Guercino. Nello scorrere della pittura classica la “vanitas” è stato uno dei temi piú amati e frequentati. Abbreviazione di “vanitas vanitatum”, monito incancellabile dall’Ecclesiaste: precarietà dell’esistenza, fuggire inesorabile del tempo, fragile precarietà dei beni mondani. Tradotta sulla tela, l’infallibile “vanitas”, in teschi e candele spente, strumenti musicali ridotti al silenzio, evanescenti bolle di sapone. A confronto con simboli di bellezza, lo specchio incastonato in una preziosa cornice d’oro della “’Maddalena penitente” del caravaggesco Georges De La Tour. O addirittura riassunta nel milionario “For the Love of God”, il teschio di Damien Hirst che sembra sorridere dei suoi 8.601 diamanti. Opera contemporanea di controversa ambiguità, quel teschio. Interprete sorridente, o irridente?, della società del benessere, no, del lusso. Poeticamente, dal “memento mori” al “chi vuol esser lieto sia”.

Un istante di bellezza da cogliere, immaginandolo eterno. O rendendolo eterno, nel gioco sempre piú tecnologico della fotografia. Come fa Drik Dickinson, artista nata a Venezia, ora residente in Irlanda. Con i suoi scatti intitolati appunto “Vanitas”, da oggi in mostra a Mantova, allo Studio d’Arte Galana, in occasione del frequentatissimo festival letterario. «Fiori abbandonati alla solitudine di una forma, un colore, foglie come zattere raccolte da naufragi - descrive i suoi scatti la stessa Dickinson -, felci e ninfee in piani, strati, palpitazioni dall’immobilità scoperti in angoli lontani del mondo come rime della natura da ascoltare nelle rifrazioni». Niente teschi, niente specchi nelle delicate, raffinate immagini di Drik Dickinson. Solo parzialmente sue: «Aspetto che il vento, la corrente, la luce scelgano lo scatto, come se fosse l’istante un tentativo di afferrare l’ineluttabile momento di presenza e di dissoluzione delle cose». Fotografie che, quando nel titolo evocano un fiore, e non sempre accade, citano invece sempre un fiume, un lago, una baia. Perché se si è specializzata in studi botanici, Dickinson non scorda evidentemente le origini veneziane. Ed è in realtà l’acqua il tema dominante la sua arte. A impreziosire la mostra, nell’elegante catalogo, i testi di Maurizio Cucchi, il poeta che i lettori del “Giorno” ben conoscono: “Come còlti nella loro meraviglia / come sbocciati rossi in una levigata / orizzontale indifferenza acquatica...”.

Mantova, Studio d’Arte Galana, via Galana 7/a. Fino al 20 settembre. Catalogo in galleria. Info: 338.9234626.