Lugano, 27 marzo 2017 – E' uno dei (pochi) esponenti di spicco della nuova leva di giovani tecnici italiani specializzati sulle atlete nella prima fascia d'età, dal Minivolley fino all'Under 14. Sara Cinquanta, 30enne di Rivolta d'Adda, nel Cremonese, dopo un periodo di apprendistato nelle società cremasche, ha affrontato un quinquennio di lavoro a Truccazzano. Poi la consacrazione nella Pro Patria Milano con la conquista di due titoli provinciali, uno scudetto Under 14 Pgs e – da secondo allenatore – le vittorie in Under 13, 14 e 16 al fianco di Federico Di Toma. Due lauree – in Lingue e Scienze Motorie - tre anni fa è approdata in Svizzera con l'incarico di seguire le squadre Under 15 e Under 11 del Volley Lugano, società che può contare su 360 tesserati nel settore femminile. Il palmares non ha tardato ad allargarsi con il titolo nazionale Under 15 al primo anno e la medaglia d'oro elvetica come selezionatore del Ticino nella passata stagione.

“Tutto è iniziato durante un torneo da una chiacchierata con un dirigente del Volley Lugano – spiega l'allenatrice cremonese -. Il progetto mi è subito piaciuto per il ruolo di primo piano offerto al settore giovanile. Insomma, per quella che è la mia peculiarità: la costruzione del giocatore. Ma non nego che sia stato difficile prendere la decisione di lasciare la Pro, nella quale mi trovavo bene. Ogni cambiamento nella mia carriera non è mai stato motivato da problemi con la società in cui lavoravo, semplicemente alla naturale volontà di affrontare nuove esperienze”. “Al mio arrivo ho operato subito dei cambiamenti, organizzando i gruppi di lavoro secondo le capacità delle singole atlete – prosegue -. Il giovanile di oggi a Lugano non c'entra nulla con quello di tre anni fa. Siamo passati dai due allenamenti al mio arrivo ai quattro attuali. L'ostacolo è legato alla difficoltà di conciliare il lavoro in palestra con gli orari scolastici molto ampi: qui i sacrifici delle ragazze sono maggiori rispetto a Milano, per questo motivo aver raggiunto i quattro allenamenti a settimana è un grande successo”.

Sul livello più basso rispetto all'Italia, Cinquanta ha una convinzione: “E' un mito, le bambine sono uguali ovunque. La differenza, oltre alla fortuna di trovare delle annate 'buone' e all'appeal della società quando si vince, viene fatta dagli allenatori che hanno la responsabilità di seguire e formare la giocatrice. In Svizzera ci sono pochi allenatori professionisti sul giovanile, ma le cose stanno cambiando e il livello si sta alzando, anche grazie ad alcuni cambiamenti di regolamento che sono stati introdotti negli ultimi anni”. Sul riconoscimento del suo ruolo, l'ex Pro Patria si ritiene fortunata: “So che in Italia ci sono molti colleghi che non ricevono le stipendio, ma devo dire che anche nel passato a me è sempre andata bene. Il problema è che spesso un allenatore non viene considerato come un professionista, è una cosa sbagliata nei confronti di coloro che investono tanto tempo e passione. E' un atteggiamento sbagliato contro il quale mi sono sempre battuta”.

Le ambizioni per il futuro sono sempre legate al giovanile: “Non ho mai avuto l'idea di seguire una prima squadra di atlete 'over'. Amo prendere la ragazzina che sa fare quattro cose e consegnarla formata tecnicamente, mentalmente e caratterialmente. Mi piacerebbe però avere responsabilità su più settori”. “Il mio futuro? Non posso escludere nulla – conclude -. Certo, a Lugano sto bene. Ci sono le condizioni economiche e professionali per svolgere il mio lavoro con serenità”.