Como, 3 marzo 2017 - Era un giovane originario del Mali il migrante rimasto fulminato sul Tilo, lunedì sera, alla stazione di Balerna. Nonostante le possibilità di identificarlo fossero pochissime, la polizia svizzera gli ha trovato in tasca alcuni fogli, documentazione che riportava un nome e un cognome, che si è rivelata preziosa per risalire alla sua identità. Si è così scoperto innanzi tutto che quelle carte che aveva in tasca, erano effettivamente sue, e che la fotosegnalazione a cui era andato incontro in tempi recenti, corrispondeva al suo volto, per quando stravolto dalle fiamme che lo hanno investito.

In Italia era stato fermato più volte, anche a Ventimiglia, dove aveva tentato il passaggio dalla Francia prima di dirigersi verso Como.  Alcune riammissioni semplificate, concentrate nell’ultimo periodo, un tentativo non più portato avanti di chiedere una regolarizzazione, come spesso avviene tra i migranti che accettano l’accoglienza temporanea, e si fanno inserire nei percorsi di richiesta di documenti o permessi di soggiorno, ma poi alla prima occasione decidono di riprendere il viaggio verso i Paesi del Nord Europa, cercando varchi illegali. Questo giovane proveniente dall’Africa, come fin da subito si era capito, ha scelto l’unica modalità che non avrebbe mai dovuto prendere in considerazione, arrampicandosi sul tetto di un vagone in viaggio verso Balerna, senza tener conto che, ad un certo punto del suo percorso, il treno si sarebbe pericolosamente avvicinato ai cavi dell’alta tensione, dove scorre corrente a quindicimila volt.

Non gli è servito toccare quei cavi, è stato sufficiente entrare nel campo elettrico generato dalla linea, per andare incontro a una scarica che lo ha fulminato e ustionato, riducendolo a una torcia umana. È stato visto dai viaggiatori fermi in stazione a Balerna: i soccorritori lo hanno trovato ancora vivo, ma era solo questione di minuti. Per lui, non si è potuto fare nulla. Inizialmente non si sperava che qualcosa portasse a poterlo identificare, ma all’improvviso, quei pochi figli che aveva in tasca e che sono stati risparmiati dal fuoco, hanno permesso di restituirgli in suo nome e cognome, un’identità e il racconto della vita che si è lasciato alle spalle.