Como, 30 settembre 2017 - Sindaci si diventa, campioni e soprattutto signori si nasce. Antonio Spallino queste ultime due caratteristiche se le portava dentro, incise nel Dna senza mai ostentarle. Un uomo di altri tempi, non solo per questioni anagrafiche – era nato nel 1925 –, per tutta la vita ha fatto del rispetto degli avversari e del senso della misura la cifra del suo stile. Un insegnamento che gli era derivato dallo sport, la sua prima vita, vissuta con addosso la maglia della Comense, la sua seconda pelle, con la quale aveva conquistato tutto quello che può vincere uno schermidore. Campione italiano universitario di fioretto nel 1948, campione assoluto e campione del mondo a squadre di spada nel ’49, fino alla consacrazione alle Olimpiadi di Melburne del 1956 con l’oro nel fioretto conquistato con Carpaneda, Di Rosa, Bergamini, Mangiarotti e Lucarelli, impreziosito dal bronzo vinto nella competizione individuale.

Una carriera infinita la sua terminata nel 1958 con la conquista della medaglia di bronzo nel fioretto a squadre ai mondiali di Filadelfia, nell’anno in cui si confermò campione italiano assoluto nella stessa specialità. Poi sceso dalla pedana fu la volta della politica, la grande passione ereditata dal padre Lorenzo che era stato per due volte ministro delle Poste con Fanfani alla Presidenza del Consiglio, dopo aver ricoperto diverse volte il ruolo di sottosegretario. Prima l’incarico di assessore all’Urbanistica nella Giunta di Lino Gelpi e poi primo cittadino, dal 1970 al 1985, quando si meritò il soprannome “sindaco dei comaschi” di cui andava tanto fiero.

Anni difficilinel Paese che stava attraversando quelli che sarebbero passati alla storia come gli anni di piombo e a Como, alle prese con le prime grandi crisi industriali. Fu allora che Antonio Spallino diede il meglio di sé conquistando a poco a poco la stima dei comaschi, anche quando osò sfidarli scommettendo sulla pedonalizzazione della Città Murata. «Sindaco, avvocato, sportivo che ha sempre anteposto il bene della città prima di ogni altra cosa – lo ricorda il Pd di Como che si stringe al figlio Lorenzo, che ha raccolto il suo testimone in politica ricoprendo l’incarico di assessore all’Urbanistica nella Giunta Lucini – Antonio Spallino mancherà alla città di Como, uomo di spessore e caratura politica elevata che non può che lasciare un vuoto non facilmente colmabile». Un «sindaco con la S maiuscola» per il capogruppo del Pd, Maurizio Traglio, mentre Bruno Saladino, che si misurò con lui come avversario ai tempi della contrapposizione tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista ha deciso di ricordarlo con le parole di Ludovico Ariosto: «Oh gran bontà de cavallieri antiqui». Saranno in tanti a rendergli omaggio questa mattina a Montesolaro di Carimate, per l’ultimo saluto alle 10.30 nella piazza che fu intitolata a suo padre. Tra le medaglie e i mille premi ricevuti, dall’Ordine Olimpico del Cio, alla Stella d’Oro del Coni e la presidenza del Panathlon Internacional, il riconoscimento di cui andava più fiero era l’Abbondino d’Oro che gli fu consegnato nel 1995 dai suoi amati concittadini. Anche questa è una lezione di stile.