Milano, 19 novembre 2017 -  L’azzeramento delle liste d’attesa negli ospedali e l’abolizione del superticket, l’obiettivo della «piena occupazione», un maggior protagonismo nell’accoglienza dei migranti. Solo alcune delle proposte del programma di Giorgio Gori presentato ieri all’Auditorium di largo Mahler, pieno nei suoi 1.200 posti.

A lanciare la corsa del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione si sono alternati, tra gli altri, il sindaco Giuseppe Sala, il predecessore Giuliano Pisapia, il primo governatore lombardo, Piero Bassetti, il segretario regionale del Pd, Alessandro Alfieri. «Andiamo a cominciare» è lo slogan. «La sfida che abbiamo davanti – dice il candidato – è dare una rotta, una guida, una visione alla Lombardia. Oggi la Regione è percepita dai cittadini come un’istituzione lontana e opaca. Lo slogan elettorale di Roberto Maroni era “La Lombardia in testa” ma in realtà il centrodestra non ha in testa la geografia dei bisogni dei lombardi: la Regione assiste ai fenomeni senza governarli». L’opera alla quale Gori chiama i militanti è «smontare le balle» di Maroni: «Ricordate la promessa di trattenere in Lombardia il 75% delle tasse?». «Slogan roboanti», come quello sul residuo fiscale che ha accompagnato la campagna referendaria, e che ora «sono scomparsi». Da «smontare» anche la retorica delle «eccellenze lombarde» che si ripete da 22 anni, già dai mandati di Roberto Formigoni. Ieri all’Auditorium è invece riecheggiato più volte l’aggettivo «difficile»: tale è ritenuta la sfida al centrodestra.

Le proposte, allora. Quanto alla sanità, Gori si impegna a porre fine «allo scandalo delle liste d’attesa negli ospedali pubblici» promettendone l’azzeramento. Per farlo serve la medicina territoriale, l’apertura di poliambulatori e presidi sanitari sul territorio che evitino «si ricorra ai pronto soccorso e agli ospedali per qualunque necessità». Quindi l’abolizione del superticket, per la quale servirà la collaborazione del Governo e la gratuità delle cure dentistiche per i bambini. Gori lancia poi un «patto per il lavoro con imprese, sindacati, associazioni e terzo settore» per centrare l’obiettivo della «piena e buona occupazione», con particolare attenzione all’occupazione femminile. Tema critico la mobilità: «La Pedemontana è il simbolo del fallimento di questa stagione politica». Altrettanto critico quello della legalità: «In Lombardia la mafia è un cancro, lo diciamo senza paura». Quanto all’immigrazione, Gori accusa la Regione di immobilismo, spiega che si tratta di una «partita che vuole giocare all’attacco e non in difesa», che il tema dell’integrazione vuole intestarselo senza lasciarlo «a chi specula sulla paura» e propone per i migranti corsi di italiano ed educazione civica con focus sui «diritti delle donne» ma anche percorsi di inserimento lavorativo che prevedano «20 ore a scuola e 20 ore nei laboratori artigiani». Netto il richiamo alla laicità: «Mai più scritte sul palazzo della Regione» assicura Gori riferendosi alla scritta «Family Day» di cui si illuminò il Pirellone a gennaio 2016. Non ultima, un’integrazione regionale al reddito di inclusione varato dal Governo. «Una Lombardia più prospera, più giusta e più verde, la regione più verde d’Europa». Infine la politica. Vicina l’intesa coi Radicali Italiani: in platea c’era Valerio Federico. Da Sala a Pisapia fino ad Alfieri e Gori, non sono mancati appelli all’unità del centrosinistra, con Mdp primo destinatario. Senza contare l’applauso da stadio riservato al pontiere Piero Fassino. Ma Onorio Rosati frena: «Decideremo dopo il 2 dicembre».