Busto Arsizio (Varese), 18 marzo 2018 - L'uno accusato di aver ucciso e fatto a pezzi un’amica che gli aveva prestato del denaro e poi di averne sepolto il cadavere nell’orto, l’altro sospettato di aver spento l’esistenza di undici pazienti in corsia, giocando a fare “l’angelo della morte” e di aver eliminato, sempre con un cocktail letale di farmaci, tre familiari della sua ex amante infermiera: una “strana coppia” divide la stessa cella in carcere a Busto Arsizio. Vito Clericò, 65 anni, reo confesso (ma con molte “giravolte”) per l’assassinio di Marilena Rosa Re, 58 enne promoter di Castellanza, è in carcere dallo scorso 11 settembre. Secondo quanto ha confermato uno dei suoi legali, Franco Rovetto, Clericò è stato spostato nella stessa cella di Leonardo Cazzaniga, ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno, in carcere dal 29 novembre 2016 perché sospettato di aver causato volontariamente la morte di undici pazienti tramite dosi massicce di farmaci e di aver allo stesso modo tolto la vita alla madre, al marito e al suocero di Laura Taroni, sua ex amante e infermiera (lei è già stata condannata in abbreviato a 30 anni per le morti di madre e marito).

Clericò, che anche dalla nuova “compagnia” potrebbe presto essere separato, fino a qualche mese fa era in cella con Roberto Guaia, in carcere per aver massacrato a coltellate i figli, nel 2004. Il 27 novembre scorso però Guaia, secondo il racconto dello stesso Clericò avvalorato dai suoi legali, lo avrebbe aggredito colpendolo al volto con un piatto di ferro e provocandogli un vistoso ematoma. Poi, tramite il suo avvocato Franco Rovetto, il 65enne ha dichiarato di aver subito avance sessuali dal muratore gelese, in cella dal 2006 a scontare una pena di 20 anni. Così la direzione del carcere di Busto Arsizio ha deciso di trasferirlo in cella con altri due detenuti, uno dei quali è proprio Cazzaniga.

Anche questa sistemazione però, ma si tratta di indiscrezioni, sarebbe “a rischio”. Nel frattempo martedì prossimo è stata fissata davanti al gip di Busto Arsizio l’udienza per il conferimento dell’incarico ad un consulente che valuterà la compatibilità di Clericò con il carcere. A chiedere l’esame è stata la pm Rosaria Stagnaro, titolare del fascicolo di inchiesta, all’esito della consulenza di parte effettuata dallo psichiatra Alessandro Meluzzi, scelto dagli avvocati del presunto assassino di Marilena Re, Franco Rovetto e Daniela D’Emilio, che ha definito appunto Clericò incompatibile con il regime carcerario. Meluzzi, che ha incontrato per la prima volta il 65enne a gennaio, ha concluso che Clericò non può restare in cella a causa di una «personalità molto disturbata» e al dimagrimento evidente.