I lavoratori in presidio
I lavoratori in presidio

Trezzano sul Naviglio (Milano), 29 novembre 2018 - La parola  che risuona in RiMaflow è sempre una: dignità. L’hanno urlata anche mercoledì, quando oltre 500 persone hanno raccolto l’appello lanciato dai lavoratori nei giorni scorsi per prendere parte al presidio anti-sgombero. Era fissata per mercoledì mattina, infatti, la procedura che avrebbe sfrattato i lavoratori dell’ex fabbrica recuperata, ma un accordo in extremis sul tavolo della Prefettura tra i proprietari dell’immobile di via Boccaccio, la UniCredit, e la Cooperativa RiMaflow ha scongiurato il peggio. I lavoratori hanno fino al 30 aprile per studiare una strategia che consenta di "salvare i 120 posti di lavoro che abbiamo creato da quando la fabbrica - leader nella realizzazione di componenti per auto - ha spostato la produzione in Polonia, lasciando a casa oltre 300 operai", spiega Gigi Malabarba di RiMaflow, in prima linea contro il provvedimento di sgombero dei capannoni che gli ex lavoratori hanno occupato, sei anni fa, "restituendo la dignità che solo il lavoro può dare agli operai".

Nell’immobile, infatti, si è creata una cittadella dei mestieri, con spazi dedicati agli artigiani. Ma è una occupazione e ora che la vicenda di Massimo Lettieri, presidente della Cooperativa agli arresti domiciliari con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, ha sollevato clamore, la proprietà di quei capannoni rivuole indietro lo spazio. "RiMaflow è l’occasione di una seconda vita. Sa cosa significa da un giorno all’altro perdere un lavoro con tre figli da mantenere? Disperazione. Solo grazie alla solidarietà siamo riusciti a respirare. La più grande soddisfazione? Vedere i miei figli orgogliosi di me", dice Gina Iacovelli, ex operaia. Come lei Maria Rosa Missaglia che ha iniziato a lavorare in Maflow nel 1992: "Eravano 800, le cose andavano bene. Poi, la decisione scellerata di spostare la produzione e noi tutti a casa. Se dovesse chiudere RiMaflow sarebbe una seconda sconfitta. Ma noi ci crediamo: RiMaflow continuerà". E così sarà: lo sfratto è stato sospeso e ci sono cinque mesi per individuare un’altra sede dove spostare RiMaflow, riconosciuta "anche dal prefetto come una realtà socialmente utile - spiega Luca Federici -. È la dimostrazione che è possibile rispondere alla crisi grazie alla solidarietà".

Il sostegno è arrivato da molte associazioni, oltre a personalità del panorama culturale come Moni Ovadia. Soddisfatta anche UniCredit: "RiMaflow si è impegnata a collaborare per trasferire le attività commerciali legali in una nuova sede, secondo la proposta concordata". Un’altra sede che probabilmente sarà a poche centinaia di metri, sempre a Trezzano. Bisognerà trovare una cordata di imprenditori pronti a investire e magari qualche fondo europeo. Ma una cosa è certa, dicono i lavoratori: "RiMaflow vivrà".