Giuseppe Guastaferro nel suo locale di Locate Triulzi

Locate Triulzi (Milano), 30 agosto 2018 - L'arte della pizza napoletana può vantare una tradizione e una storia che di recente le sono valsi il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità Unesco, ma grazie a una nuova generazione di talenti può contare anche su un futuro altrettanto roseo. Uno di questi è, senza dubbio, Giuseppe Guastaferro. Nato a Terzigno (Napoli) 20 anni fa, Giuseppe ha cominciato presto a mettere le mani in pasta, quasi per gioco.

«All'inizio ero un disastro, tra impasti mal lievitati e ripieni che strabordavano - ricorda -, ma la passione e la voglia di imparare mi hanno dato l’entusiasmo di andare avanti». Al punto che, nonostante la giovane età, Giuseppe ha già alle spalle un’esperienza che l’ha portato a Brighton (Londra). Qui ha potuto affinare le sue capacità, prima di tornare in Italia e approdare a “SignorPizza”, locale nato con l’obiettivo di portare i sapori della tradizione partenopea nel Sud Milano, puntando sia su un’accurata selezione delle materie prime, sia sulla passione di persone come Giuseppe. È lui, infatti, il pizzaiolo-principe, quello che si occupa di formulare gli impasti per entrambe le sedi (quella di Locate di Triulzi e quella inaugurata lo scorso giugno a Draghetto, frazione di Carpiano) e della formazione degli altri pizzaioli. Perché si fa presto a dire pizza, ma dietro c’è una cura maniacale dei dettagli a far la differenza tra un prodotto mediocre e uno di qualità. «Non è solo questione di impasto, per il quale uso un mix di farine e che lascio lievitare 48 ore. C’è il fattore idratazione, per esempio».

Uno dei segreti di Giuseppe è quello di non accontentarsi mai: studia, si documenta, si aggiorna, sperimentando. «Di recente abbiamo inserito a menu la pizza con impasto ai carboni attivi e a breve vorrei proporne altri innovativi, come quello allo zafferano». L’arte della pizza, del resto, è in continua evoluzione. Quelli di “SignorPizza” lo sanno bene e per questo si coccolano e si tengono stretto Giuseppe, che con la sua dedizione e il suo talento si è recentemente ritagliato uno spazio all’interno del libro “Pizza in the World 2018”. Qui il suo profilo appare accanto a quello di altri 200 interpreti dell’arte pizzaiola napoletana, tra i quali nomi già affermati, come Luigi Acciaio e Giovanni Condurro. «Una bella soddisfazione, ma non certo un punto d’arrivo. Casomai lo stimolo per continuare a crescere e cercar di fare ancora meglio».