Riccardo Sbertoli in maglia azzurra (Fivb)
Riccardo Sbertoli in maglia azzurra (Fivb)

Milano, 25 maggio 2016 - Maggio 2015, Segrate. Le luci filtrano a malapena dalla palestra tra le chiome degli alberi, dentro un ragazzo di neppure 17 anni, Ricky, con papà Davide, un carrello di palloni e due canestri a pochi centimetri dalla rete. Nessun altro. Un ritorno alla dimensione familiare – con mamma Cristina e la sorellina Chiara sempre al seguito - in un volley che indossa sempre più la maschera del professionismo. Questa la genesi della seconda vita sportiva di Riccardo Sbertoli, classe '98 (18 anni compiuti il 23 maggio), il talento più puro e precoce del volley italiano, titolare in Superlega a Milano e tra i convocati alla prossima World League con la maglia azzurra.

Palleggia ed è uno spettacolo vederlo, il telefono di papà Davide e dei dirigenti del Volley Segrate squilla in continuazione nell'arco di tutta la parabola delle giovanili. Resta, a 14 anni vince la B2 da titolare, a 15 incanta i palazzetti di mezza Italia in serie B1 e così l'anno successivo. Tutto è pronto per il salto nella massima serie quando la buona sorte, malvezzo, decide di voltarsi e ghigna: “Osteocondrite al condilo femorale sinistro”. Roba da bestemmiare contro tutti gli dei del firmamento sportivo. Ma Ricky è un bravo ragazzo e non bestemmia.

Il palleggiatore Riccardo SbertoliIn effetti sono mesi che quel ginocchio fa male, dannatamente male. Il 18 marzo finisce sotto i ferri, ma i tempi di recupero sono un grande punto interrogativo. “Ad agosto vorrei essere in Argentina per il Mondiale Under 19”. Il 15 giugno è già in campo alle finali giovanili con Segrate. Quella che per i comuni mortali è tracotanza, per i fenomeni diventa progetto.

Prima stagione in serie A con la maglia di Milano. Come è andata?

“La stagione è stata abbondantemente al di sopra delle mie aspettative. La scelta di passare dalla serie B1 alla Superlega è stata importante e finalizzata a migliorare il livello del mio gioco. Il lavoro fatto durante l'anno e – non lo nascondo – i problemi sorti in società con l'altro palleggiatore Daniele Sottile mi hanno permesso di diventare titolare e di ottenere la conferma per la prossima stagione”.

Come già accennato, una stagione difficile a livello di gruppo per un esordiente...

“In realtà non ho sentito grandi pressioni. Certo, non è stato facile lavorare al meglio e non raggiungere i risultati nei primi mesi. Ma non mi sono mai sentito offeso dalle dichiarazioni di Sottile, pur avendo lui minato la serenità del gruppo in quei mesi. Io, personalmente, sono riuscito a vedere tutto quello che è successo come un'opportunità”.

Poi l'esordio da titolare a Modena, il tempio della pallavolo in Italia

“A Modena e contro quello squadrone! Può sembrare più semplice perché non hai nulla da perdere, ma essere nominati nello starting-six davanti a tutte quelle persone fa effetto. Non sono però una persona che vive male la tensione. Giocare a pallavolo mi diverte, perché dovrei essere teso?”

Non fa una piega. Torniamo all'infortunio, come stai?

“Dopo l'operazione sono cambiato completamente. Quelle infiammazioni erano andate avanti per due anni e sentivo sempre fastidio, dopo l'operazione sono migliorato in velocità e potenza. Il periodo della riabilitazione è stato duro e mi sono rimasti alcuni rimpianti: le finali giovanili con Segrate e, soprattutto, i due campionati mondiali dove non ero ancora al meglio”.

Segrate è la società che ti ha fatto crescere. Come vedi la collaborazione con Milano a due anni dall'accordo?

“A Segrate ho iniziato a fare il giocatore di pallavolo seriamente, il fuoco mi è cresciuto dentro guardando le partite di serie A al palazzetto e la società mi ha sempre proposto percorsi perfetti per la mia crescita. Dopo un periodo complicato, sono contento che si siano stretti nuovamente i rapporti con Milano. E' importante che Segrate continui il lavoro svolto perché qui si è sempre fatto bene, indipendentemente dalle categorie”.

Come vedi la prossima stagione di Milano in Superlega?

“Per come è partita la squadra sono molto fiducioso, si sta lavorando intensamente. Mi aspetto un ulteriore miglioramento personale e di lottare per i playoff”.

Qualche anno fa nella tua prima intervista, proprio su “Il Giorno”, hai espresso due sogni: giocare in serie A con la maglia di Segrate e partecipare a un'Olimpiade. Considerando la collaborazione di Segrate con Powervolley e la convocazione per la World League non siamo molto lontani...

“La convocazione in Nazionale è arrivata a sorpresa, pur sapendo di aver fatto un'ottima annata. E' stato il coronamento di una bella stagione, un punto di partenza per il futuro”.

Un futuro che potrebbe riservare un biglietto per Rio. Considerando la concorrenza e i proclami federali sui giovani degli ultimi anni, difficile lasciarti a casa.

“Conosco bene il mio ruolo, ho tempo fino alla fine dell'estate per migliorare. Non è un pensiero fisso, ma un sogno. La World League potrebbe avere un peso, ma per esserci bisogna guadagnarsi la convocazione per una tappa”.

A proposito di Nazionale, il dualismo del prossimo decennio in palleggio sarà Simone Giannelli (classe '96) - Riccardo Sbertoli (classe '98). Cosa ti manca (se manca qualcosa) per raggiungere il suo livello?

“Non posso rispondere (ride). A parte gli scherzi, ho conosciuto Simone per la prima volta a Cavalese e mi sono trovato bene. Lui è un palleggiatore di livello internazionale, ha già fatto esperienze che io non ho fatto e forse non farò mai. Tecnicamente siamo molto diversi, difficile paragonarci”.

Obiettivi a breve termine?

“La convocazione per almeno una tappa della World League e l'Europeo Under 21 Per il resto chissà...”