Tifosi interisti: la festa è pronta a partire
Tifosi interisti: la festa è pronta a partire

Milano - Eccola la festa scudetto attesa undici anni: arriva ventiquattro ore dopo l'ultimo successo, ma non per questo è meno bella ed esaltante. Perché quella di Crotone è solo una delle tante perle collezionate dai nerazzurri in questo campionato da ricordare. Un'altra vittoria, la venticinquesima; di più, la numero 13 nelle ultime 15 partite. Lo dicono i numeri: l'Inter nel 2021 ha ammazzato il campionato, lo ha stravinto.  Questo perché ha uno spogliatoio granitico, composto da tanti grandi giocatori. Ma soprattutto perché l'Inter è diventata squadra solidissima e spietata e con la mentalità vincente che solo un allenatore esperto e capace come Antonio Conte poteva trasmetterle dopo anni di insuccessi e delusioni.

Ed è giusto ora che tutto il popolo interista, dal presidente, al magazziniere al più piccolo dei tifosi, si mobiliti con eccitazione, entusiasmo e passione. L'occasione è di quelle speciali, al punto che anche Steven Zhang, dopo mesi trascorsi ben lontano dal quartier generale dei nerazzurri,  non poteva non esserci, trattandosi del primo storico titolo "made in China" della serie A. In queste ore e ancora per molti giorni, c'è da scommetterci, si passerà dai brindisi ai cori, dai botti alle coreografie dei tifosi all'esterno di San Siro e non solo, fino alla possibile passerella con il pullman scoperto in centro. Insomma, un'atmosfera che la Milano nerazzurra aspettava da due lustri. E pensare che fino allo scorso 13 febbraio l'Inter era seconda e forse neppure il più inguaribile fra gli ottimisti fra i tifosi avrebbe immaginato di vincere lo scudetto con così largo anticipo.

Ma è giusto godersi la festa perché è un evento atteso fin troppo tempo e finalmente mette fine ad un lungo e nebuloso periodo, forse fra i peggiori dell’intera storia nerazzurra, considerando che in questo lasso di tempo, dalla Coppa Italia del 2011 ad oggi, la bacheca del club è rimasta vuota. Senza successi, senza trofei. senza gioie. Anni in cui il club ha cambiato ben due volte la presidenza, più di dieci allenatori, con un viavai di calciatori che hanno caratterizzato stagioni molto deludenti. A distanza di tempo, e rileggendo la storia delle "annate" post-Triplete, alcuni di loro a dire il vero non erano neppure giocatori scadenti; il problema, semmai, è che si trattava di calciatori inseriti in progetti tecnici mai convincenti, spesso avventurosi e troppo volubili.

Se invece guardiamo l'attualità, è facile comprendere perché l’Inter sia di nuovo vincente: gli investimenti fatti nel 2019 prima con Conte, Barella e Lukaku nel tempo hanno fatto la differenza, così come l’ultimo acquisto in termini di tempo, ovvero Hakimi, che ha riempito una casella importante sulla fascia destra. Senza dimenticare Eriksen, decisivo anche a Crotone. E qui va aperta una parentesi a parte: la rinascita del danese nasce dal gol in Coppa Italia al Milan e dal fatto che l'Inter non sia riuscita ad operare nel mercato di gennaio. Già, perché allora sapevamo tutti della volontà del giocatore di andar via. Non è successo. E quello è stato senz'altro uno dei momenti chiave della stagione, visto che nasce da lì lo "strappo" decisivo per lo scudetto, con una travolgente cavalcata fatta di successi e appena due sconfitte. Ma c'è dell'altro. Perché la bontà del progetto è dimostrata anche dalla costruzione di un reparto difensivo solidissimo: grazie soprattutto a Skriniar, De Vrij e Bastoni, da due anni la retroguardia nerazzurra è la migliore per distacco.

E poi c'è lui, l'artefice del capolavoro, Antonio Conte, l'allenatore, il Comandante. Dovrebbe ormai essere abituato alle feste nazionali, invece ancora oggi evoca con emozioni certe notti insonni. Ma questo è Antonio, l'uomo dei cinque scudetti in un decennio con tre squadre diverse. Ha "martellato" i giocatori partita dopo partita, non facendosi incantare dai titoloni di certa stampa improvvisamente diventata amica dopo i "Conteout" sbandierati all'indomani della dolorosa e traumatica eliminazione dalla Champions. Anche quando il vantaggio in classifica assumeva la proporzione di una fuga solitaria da "tappone" alpino di una volta, il tecnico salentino invitava tutti con il solito slogan: "Testa bassa e pedalare". Perché la cima era ancora distante anche se alle spalle non c'era nessuno.

"Io porto il mio credo, un percorso di sacrifici, sudore e fatica. Porto tutti al limite", ha ripetuto con orgoglio Antonio prima e dopo il trionfo. C'è qualcosa di sportivamente messianico, quasi inappagabile in questo atteggiamento di Conte. Ma pure l'enorme soddisfazione per aver interrotto il digiuno decennale dell'Inter. Tutto grazie alla sua feroce ambizione, quella di un uomo di calcio di 51 anni che vince da una vita. Ma con il solito entusiasmo, al punto che ogni volta sembra sempre la prima. Ecco perché ancora una volta ha avuto ragione Antonio Conte. Il fatto poi che dopo una lunga attesa, segnata da battaglie, sconfitte e lacrime l'allenatore sia  riuscito a rovesciare la dittatura juventina non fa altro che ingigantire il valore di questa impresa, non a caso definita dallo stesso Conte "straordinaria".

Capitolo a parte merita la Proprietà. Per non perdersi la festa è tornato anche Steven Zhang dopo sette mesi trascorsi nella sua Nanchino. Giusto in tempo per salire sul carro dei vincitori, perché a soli 29 anni diventa il più giovane presidente della storia nerazzurra a vincere uno scudetto. Ha ripreso da pochi giorni confidenza col suo pianeta, reso meraviglioso e vincente da Conte, un allenatore scelto da Beppe Marotta. Al di là delle incognite legate al futuro (e delle pesanti "mancanze" che hanno caratterizzato l'ultima stagione), al gruppo Suning va riconosciuto il merito di aver piantato i germogli giusti per far rifiorire il club. Dopo la giusta e meritata festa scudetto si faranno i discorsi e si capirà quanto è robusta la pianta nerazzurra. Al presente ci ha sempre pensato l'allenatore, "sporcandosi" in trincea con i suoi soldati. Ma ci deve essere vita oltre l’attuale allenatore, qualcosa che faccia immaginare un percorso vincente grazie ad un metodo di lavoro che prescinde dagli interpreti.

Ecco perché ora che il titolo è in cassaforte, il Comandante Conte ben farà (come già dichiarato nelle scorse settimane) a discutere con la Proprietà, ma questa volta in presa diretta, non attraverso collegamenti intercontinentali "via zoom". Dovranno essere delineati obiettivi, programmi e soprattutto il budget. Insomma, tutto quanto necessario per la prossima stagione e non solo. Certo, sarà inevitabile concedersi un pit stop, pausa inconsapevole e relax meritato dopo le fatiche della stagione. Però Conte è il primo a sapere che in questo momento non si può abbassare la guardia e farà bene a mettere fretta alla società. Ha bisogno di capire su chi potrà davvero contare non soltanto per riconfermarsi in Italia ma anche per competere sul serio in Europa. Una società come l'Inter, capace si attirare interessi e risorse anche dall'Estremo Oriente, non si può permettere di recitare sempre e soltanto il ruolo di comparsa in Champions League o più in generale nelle competizioni continentali.

La tradizione pesa (non a caso i nerazzurri sono stati fra i club coinvolti nella grottesca operazione SuperLega) e va onorata. La "campagna europea" è difficile e va avviata con cognizione di causa e mezzi adeguati. La Champions mette tutti a dura prova ma vale la pena affrontarla. Con gli uomini giusti, vero, ma anche con le risorse finanziarie necessarie. Da questo punto di vista l'amministratore delegato Marotta è una garanzia. Lo è stato anche nei momenti più critici e delicati, mettendoci la faccia come Conte. Ma ora, con l’arrivo di Steven Zhang, si dovrà capire se la dirigenza avrà delle munizioni giuste e in quale misura. Servirà per capire se si sarà in grado confermare il gruppo e poi migliorarlo con innesti che siano più convincenti rispetto a Vidal e Kolarov, unici "acquisti" della scorsa estate, quando la crisi economica di Suning era esistente ma non ancora acclarata come a gennaio di quest’anno. Insomma, servirà chiarezza. Il pagamento entro fine maggio delle cinque mensilità arretrate potrebbe essere un primo segnale importante. Il finanziamento di 250 milioni in arrivo dal fondo americano Bain Capital Credit darebbe certamente più ossigeno alle casse del club dopo una tribolata stagione in cui si è corso il serio rischio di essere travolti dai debiti.

Ma la situazione resta pesante e non sarà certo un prestito-ponte a risolverla. Ecco perché, al momento, l'unica soluzione resta la cessione di quote (di minoranza ma pure di maggioranza) da parte della Proprietà. Con quella attuale, probabilmente, l'Inter sarebbe costretta a ridimensionarsi da subito. Di certo, ad oggi, la società con lo scudetto cucito sulla maglia va a guadagnare di più, acquisisce un’esperienza vincente che trasferisce automaticamente un valore che molti dei giocatori in rosa non hanno mai avuto nella loro carriera, aprendo una prospettiva e una convinzione che potrebbero essere determinanti per le prossime stagioni. Anche perché adesso con il titolo in tasca avrà il non trascurabile vantaggio di essere messa in prima fascia nei gironi di Champions e dunque una possibilità più concreta di passare il turno, oltre ad un maggiore guadagno, sempre che l’anno prossimo il pubblico possa tornare in parte allo stadio.

Sarebbe bene però che i tifosi nerazzurri vivessero in maniera magica questo evento, visto che sui "social" ancora resiste una frangia di tifosi oltranzisti contrari a Conte, scontenti del gioco e altri con la polemica innescata ad ogni pretesto. La critica è legittima ma c’è un tempo e un modo e c’è anche la necessità di godersi un momento in cui altri sono messi ben peggio. Paradossalmente ci sono più critiche per la qualità del gioco di alcune  prestazioni di quanti non ce ne siano verso la proprietà che è stata distante e silente per tutti questi mesi. Aspettiamo di capire cosa accadrà al club. E di conseguenza la campagna acquisti, lo stadio e gli equilibri interni. Rimuginare sulla juventinità di Conte, il suo passato e il suo gioco è solo tempo perso.