Milano, 4 marzo 2018 - L'economia mondiale s’è rimessa in moto. Eppure è difficile parlare di una vera uscita dalla crisi. Permangono gravi diseguaglianze che frenano uno sviluppo più equilibrato e sostenibile. E si va a rilento sulla strada d’una “economia civile” attenta all’inclusione sociale e all’ambiente. Molti sprechi, poche riforme. Guardando all’Italia, si parla poco di debito pubblico, un macigno che frena i nuovi investimenti ma oscura anche il futuro delle nuove generazioni. Il tema è caro a Carlo Cottarelli, una lunga carriera al Fondo monetario e la responsabilità (dal 2013 al 2014) di Commissario per la revisione della spesa pubblica: ha costituito un “Osservatorio” all’Università Cattolica di Milano e ha appena pubblicato “I sette peccati capitali dell’economia italiana”, Feltrinelli: evasione fiscale, corruzione, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, crollo demografico, divario tra Nord e Sud, difficoltà a convivere con l’euro. Sono frutto di scarso senso del bene comune, di egoismi di territorio, famiglia, censo e corporazione, non producono buon capitale sociale indispensabile per lo sviluppo. Mali di antiche radici politiche e sociali.

Ma anche tendenze attuali al malgoverno e allo spreco, eliminabili con serie scelte riformatrici. Ci sono tendenze di crescita interessanti, da parte dell’industria innovativa. E si può fare molto di più. Cosa? Lo racconta Enrico Giovannini in “L’utopia sostenibile”, Laterza. Economista all’Ocse, ex presidente dell’Istat ed ex ministro del Lavoro, adesso presiede l’Asvis (l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). E scrive che bisogna investire su ambiente, salute, istruzione, acqua ed energie rinnovabili e su infrastrutture, materiali e digitali, in grado di ridurre fame, povertà, emarginazione sociale. E conflitti (abbattendo così anche i flussi di migrazione che tanto preoccupano l’Europa). Sono gli “obiettivi di sviluppo sostenibile” indicati dall’Onu, una strategia per vivere tutti meglio. E’ necessario “Invertire la rotta”, come suggerisce l’ultimo libro di Joseph E. Stiglitz, professore alla Columbia University e premio Nobel per l’economia 2001, pubblicato da Laterza su “disuguaglianza e crescita economica”. Stiglitz sostiene che proprio gli squilibri sociali scatenano le crisi economiche e ostacolano lo sviluppo e dunque insiste sulla necessità di politiche economiche per “maggiori investimenti pubblici”, d’una “migliore governance aziendale” e di “leggi antitrust e antidiscriminazioni”, di “un sistema finanziario più regolamentato”, di un “rafforzamento dei diritti dei lavoratori”, di “sistemi di tassazione e trasferimenti più progressivi”. Insomma, “riscrivendo le regole che disciplinano l’economia di mercato secondo queste esigenze potremo ottenere una maggiore uguaglianza nella distribuzione del reddito sia prima che dopo le tasse e i trasferimenti e di conseguenze risultati economici migliori”.