Val Masino, 18 marzo 2018 - Tanti rimpianti ma anche tanta speranza per il futuro. Il mondo del Bouldering, deluso dalla mancata edizione del Melloblocco in Val Masino, si divide sull’opportunità o meno di trasferire la manifestazione internazionale di arrampicata sui sassi di Cresciano, in Svizzera. «Fare in modo che Melloblocco non si fermi per un anno è sicuramente positivo – commenta Francesco Marveggio, boulder sondriese, da anni tra i rocciatori dei sassi della Val Masino – Inizialmente mi ero arrabbiato ma, riflettendoci con calma, mi sono reso conto che questa, in realtà, potrebbe essere un’ottima opportunità di crescita e di sviluppo. Questa «pausa» permetterà al territorio della Val Masino di «schiarirsi le idee» e di decidere, una volta per tutte, quale direzione prendere. Il Melloblocco è una realtà stupenda ma la Val Masino non ha mai davvero accolto gli appassionati di bouldering. Personalmente ho sempre avuto l’impressione di essere considerato un estraneo. Spero che, grazie a questo stop forzato, le cose possano, in futuro, cambiare».

A vedere gli aspetti negativi, invece, Gregorio Valtolino, di Verderio, in provincia di Lecco che, da ormai 4 anni, frequenta il Melloblocco e i sassi della Val Masino: «Credo che si sia presa una grandissima occasione. Il Melloblocco portava in Valtellina migliaia di persone e dava visibilità internazionale al territorio. Non credo che portare il marchio in Svizzera sia una buona idea. L’evento Melloblocco è conosciutissimo mentre la Val Masino no. Scindere le due cose, realizzando la manifestazione da un’altra parte potrebbe essere negativo per il territorio».

Tra gli appassionati, però, rimane alta la preoccupazione che la manifestazione, andando in Svizzera, perda «se stessa», trasformandosi in qualche cosa che ha poco, o nulla, a che fare con l’idea Melloblocco. «Nelle passate edizioni – ricorda Matteo Mapelli, di Carnate – questo era un punto di incontro e di confronto. Solitamente si va a scalare da soli o, al massimo, in piccoli gruppi. Qui invece ci radunavamo in migliaia, tutti pronti ad aiutarsi e a scambiarsi esperienze e punti di vista. La gara, l’aspetto agonistico, avvenivano sullo sfondo, erano una componente secondaria del Melloblocco. I boulder venivano qui per divertirsi, stare insieme, darsi vicendevolmente consigli e suggerimenti, per imparare gli uni dagli altri e, soprattutto, per divertirsi nella cornice di una passione che ci accomunava tutti. Non so ancora se andrò in Ticino, spero solamente che, anche in Svizzera, il Melloblocco possa continuare ad essere incentrato sulla socialità e non sulla competizione». A sottolineare l’importanza della convivialità all’interno del raduno di bouldering anche Giacomo Bisson, di Somma Lombardo: «La parte competitiva del Melloblocco era dedicata, più che altro, agli atleti professionisti. Noi, come molti altri, ci dedichiamo a questo sport per passione e quindi privilegiamo l’aspetto ludico e il clima di cameratismo che si respirava qui».