Sesto San Giovanni (Milano) – 14 gennaio 2020 – Hanno preso la rincorsa nel piazzale del parcheggio esterno alla caserma. Poi si sono lanciati contro la recinzione metallica con l'obiettivo di abbatterla, forse per favorire la fuga di un loro parente. È davvero incredibile ciò che è accaduto questa notte intorno alle 4 nella caserma della Compagnia dei carabinieri di Sesto San Giovanni, dove un gruppo di tre donne nomadi, di origine bosniaca, hanno rischiato di dare vita ad una vera battaglia urbana.

Un paio di ore prima i militari di Sesto avevano fermato un uomo di 26 anni, di origine bosniaca, pregiudicato, che era risultato clandestino. L'uomo era stato già espulso dal territorio nazionale nel novembre del 2019 con un provvedimento della questura torinese, ma evidentemente era rientrato in Italia dove aveva vissuto clandestinamente fino ad ora. In stato di fermo, si trovava in caserma in attesa di essere riavviato all'espulsione ed aveva chiesto ai familiari di portargli alcuni vestiti per i giorni che avrebbe trascorso nelle strutture dell'immigrazione. In caserma si sono presentate tre donne, la madre, di 52 anni, la sorella e la moglie dell'arrestato, arrivate a bordo di un furgone “Iveco” bianco. Nella notte hanno consegnato il materiale ai militari di guardia. Poi si sono assiepate nel parcheggio dove sono rimaste ferme per quasi due ore.

Intorno alle 4 i carabinieri hanno osservato il furgone con i fari accessi e lampeggianti. Si era immaginato che volessero far vedere la loro presenza al giovane piantonato in caserma, ma nessuno avrebbe immaginato che stessero progettando una reazione dimostrativa conseguente all'arresto del figlio. Improvvisamente il furgone è stato messo in moto ed è stato scagliato contro la recinzione. Un recinto metallico alto tre metri e rinforzato. Nonostante ciò sono riusciti a sfondarlo, ma non  a entrare in modo nell'area militare. Non fosse stato per il sangue freddo dei carabinieri di guardia nella caserma, il loro gesto folle si sarebbe trasformato in una tragedia. Invece, i militari sono usciti in pochi istanti ed hanno circondato le donne, senza sparare nemmeno un colpo. Cosa tutt'altro che scontata, di dinanzi a quello che poteva essere considerato un vero e proprio attacco.

Le tre donne sono state bloccate. La guidatrice, ossia la madre del clandestino, è stata fermata con l'accusa di danneggiamento di strutture militari. La polizia stradale ha eseguito i rilievi per stabilire in modo indipendente la dinamica dell'assalto. A quanto pare la famiglia di nomadi da alcuni mesi aveva trovato dimora accampandosi nei furgoni tra le periferie di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Rimane lo sconcerto per un gesto così folle da risultare incomprensibile, che comunque denota un elemento molto preoccupante: si tratta di persone che per garantire i loro interessi sono pronte anche al gesto più sconsiderato.