Radici ed erbe di campo eterni simboli di sapore e salute
Radici ed erbe di campo eterni simboli di sapore e salute

Le prime erbette spontanee della campagna sono ottime alleate in cucina, e sono ricche di vitamine e sali minerali. Troviamo lungo le siepi i germogli del luppolo selvatico (in Veneto buscandoli), che hanno l’apice simile a quello dell’asparago. Se teneri, li possiamo mangiare in insalata, ma sono ottimi in frittata, lessati e conditi con olio, sale e pepe e accompagnati dalle uova sode, o per arricchire un risotto, da usare proprio come fossero asparagi. Attenzione però, i buscandoli vanno colti e mangiati, infatti anche solo qualche ora a riposare (anche nel frigo) li rende asciutti e avvizziti. Si trova facilmente nei campi la radicea o pissacan, in botanica il Tarassaco o Dente di leone (Taraxacum officinale). Se sono freschissimi e si apprezza il loro sapore amaro, si possono mangiare in insalata, sennò lessati e preparati con le uova e una dadolata di pancetta o lardo. Sempre nei campi, in primavera spuntano gli strigoli o bubboli (Silene Vulgaris), erbette dal colore verde-bluastro, anche queste usate per risotti, o da consumare lessate. Il loro sapore ricorda vagamente quello dei piselli. In campagna possiamo imbatterci anche nella Valerianella (Valerianella Locusta), che prende il nome appunto dal periodo in cui nasce, che è quello della nascita degli agnellini. In insalata o condita con scaglie di parmigiano, uova sode (a piacere) e una dadolata di pancetta appena rosolata, è fantastica.