Il direttore sanitario Rosario Giuseppe Cantella
Il direttore sanitario Rosario Giuseppe Cantella

Bollate (Milano), 7 giugno 2020 - Il virus tenuto fuori dalle mura. Il 22 febbraio è scattato il piano sanitario per evitare contagi e, poco dopo, "il blocco totale". Una strategia che ha salvato i 60 anziani ospiti, dai 70 ai 100 anni e più, della Rsa Giovanni Paolo II di via Piave, gestita dalla multiservizi comunale Gaia.
Nei giorni scorsi i tamponi hanno dato tutti esito negativo, in controtendenza rispetto a molti altri casi di Rsa ancora in ginocchio dal Covid-19. E le misure di distanziamento continuano.
"Non entra nessuno. È la regola dato che possiamo metterci sulla porta e dire “fermati virus“" dice sorridendo, il direttore sanitario Rosario Giuseppe Cantella, classe ’51, ex direttore di unità operativa complessa di medicina trasfusionale a Gela, che ci accoglie bloccandoci prima dello zerbino alla reception".

Come siete riusciti?
"Siamo stati attentissimi. Con molta attenzione e fermezza, e sicuramente un pizzico di fortuna, i nostri anziani qui sono al sicuro".

Nessun decesso da febbraio?
"Lutti ne abbiamo avuti, ma parliamo di pazienti fragili con poli patologie e ultranovantenni. Fra gli ospiti abbiamo una signora di 101 anni, un signore che ne ha compiuti 100 e quattro di 99. Da gennaio a ora abbiamo avuto cinque decessi e non per Covid".

Come è stato possibile?
"Blocco totale agli ingressi. Ho sempre gestito emergenze. Già dal 22 febbraio la struttura aveva la sua Unità di crisi e dal giorno successivo ho emesso una disposizione di servizio per la limitazione delle visite, consentite a un solo familiare di riferimento. Abbiamo vietato gli ingressi al parrucchiere, al podologo, ai volontari, a tutte e figure che lavoravano anche in altre strutture. Blocco che prosegue tuttora. Da alcuni giorni arriva un familiare che può vedere un proprio caro dal vetro e stiamo montando dei pannelli in plexiglass per rendere la visita più agevole".

Fino a quando sarà così?
"Non lo sappiamo, in questo momento non si può rischiare".

Cosa ha funzionato?
"Il gran lavoro di squadra, l’attenzione massima al benessere degli anziani. Con una organizzazione capillare siamo riusciti a metterli al riparo: abbiamo i nostri animatori, una squadra fra medici, fisioterapisti, infermieri, oss, osa, le cuoche, circa 90 persone. Turnazione sempre regolare, per tutti".

Avete avuto paura?
"Sempre, il rischio c’è nelle rsa come nelle scuole, nelle caserme, nelle carceri. Questa chiusura era necessaria".

Fase3, ritorno del contagio...
"Siamo pronti alle emergenze. Quando c’erano le prime avvisaglie abbiamo fatto scorte, anche di antibiotici che alla fine non abbiamo utilizzato perché fortunatamente non sono serviti ai nostri ospiti".

Tamponi?
"Sono mancati, finché non ci siamo approvvigionati direttamente e li abbiamo processati al Niguarda. Anziani e personale adesso sono tutti negativi".

Personale sotto controllo?
"A ogni cambio turno misuriamo la temperatura, vengono allontanate le persone che hanno 37,5, sintomi influenzali o parainfluenzali: naso gocciolante, congiuntivite, tosse".

I parenti hanno dato fiducia?
"Quando abbiamo chiuso tutto sono rimasti perplessi, ora ci danno ragione perché nessuno si è infettato. La distanza l’abbiamo attenuata con le videochiamate programmate regolarmente, gli animatori hanno fatto un gran lavoro".

L’augurio?
"Speriamo continui così".