Monza e Brianza, 1 ragazzo su 4 soffre di disagio mentale: uso di droga raddoppiato in pochi anni

Anche l’uso di psicofarmaci nei giovani dal 2019 ad oggi è quasi raddoppiato, passando dal 6 al 12 per cento: “Troppa pressione da famiglia, scuola e social media”

Giovani lasciati soli con il loro pc o il telefonino: sul banco degli imputati famiglia, scuola e pressione social

Giovani lasciati soli con il loro pc o il telefonino: sul banco degli imputati famiglia, scuola e pressione social

C’è un mondo oggi che soffre, chiuso in se stesso, in cui le insicurezze diventano difetti, i limiti vergogne insormontabili, il bisogno di una parola di conforto sintomo di debolezza e di inadeguatezza. È il mondo dei giovani, a molti sconosciuto, da molti altri inascoltato, a volte invisibile perché proiettato nel mondo dei social.

Un mondo che ha bisogno d’attenzione e d’aiuto: nella provincia di Monza e Brianza, secondo i dati dell’Ufficio epidemiologia di Asst Brianza, il 25% dei ragazzi tra i 15 i 19 anni ha denunciato almeno un sintomo riconducibile a un malessere mentale, che diventa il 10% in quelli più grandi - dai 25 ai 29 anni - ma che in tutti registra un aumento rispetto al passato, soprattutto a prima del periodo pandemico.

“C’è un evidente aumento del disagio giovanile nel nostro territorio, come in tutta Italia – spiega Massimo Clerici, direttore di psichiatria dell’Irccs San Gerardo – Gli accessi al pronto soccorso di adolescenti e giovani per cause dovute a disagi mentali sono di molto aumentati, così come gli accessi ai servizi. Tutto è diventato più precoce: l’insorgere di bande giovanili violente, l’uso di droghe (già da 12-13 anni), episodi di autolesionismo – prosegue lo specialista –. Quest’ultimo è un fenomeno di parecchio accentuato dai social, dov’è pieno di video di ragazzi che fanno atti di questo tipo. Diventano fenomeni di emulazione. Anche l’anoressia e la bulimia sono alimentate dai social e da siti web, e non bisogna sottovalutarli: purtroppo il 30% delle persone anoressiche muore".

Da qui la disamina delle patologie mentali più diffuse tra i giovani: "Senz’altro disturbi di personalità – ad esempio il disturbo borderline è molto presente –, di alimentazione e i disturbi legati all’uso di sostanze, in costante crescita. L’uso di psicofarmaci nei giovani dal 2019 ad oggi è quasi raddoppiato, passando dal 6 al 12%, quello delle sostanze illecite dal 15-18 a quasi il 30%".

Anche Antonio Amatulli, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze di Asst Brianza, rileva un aumento chiarissimo dei casi di malessere mentale giovanile. "Il periodo pandemico ha accentuato una tendenza che era già in corso – osserva lo psichiatra –. Dal 2019 ad oggi abbiamo avuto un aumento del 20-25% delle prime visite psicologiche di giovani dai 17 ai 25 anni, con un trend simile per la neuropsichiatria. Anche i ricoveri sono in aumento".

"Tra i 20 e i 24 anni si registra un grave problema di uso di sostanze e disturbi di personalità – spiega il medico – tra i 25 e i 29 un’emersione maggiore di disturbi di carattere ansioso-depressivo. Di solito l’esordio delle patologie mentali è tra i 15 e i 30 anni, e in nessun caso va sottovalutato, così come l’uso di droghe, cannabis compresa. La cannabis è pericolosa e danneggia il cervello, provocando anche patologie mentali gravi".

I due psichiatri concordano nel dire che dietro a questo enorme disagio siano tre le cause principali: famiglia, scuola e pressione dei social. "Dietro a questo è evidente che ci sia la crisi sostanziale di famiglie e scuola – commenta Clerici –. C’è una generazione di genitori molto fragili, slegata dalla comunicazione con i figli. La società è narcisistica: il figlio diventa la protesi narcisistica della famiglia, e non si ascolta. Tutti devono essere belli, devono funzionare, e tutto ciò che genera sofferenza dev’essere cancellato. I giovani si sentono soli, inadeguati, e si rifugiano sui social, spesso non dormendo la notte".

"La famiglia oggi non è più normativa – riflette Amatulli –. Il perdere riferimenti genitoriali forti è un problema: si ha una società in cui tutto è il contrario di tutto. Il confronto tra i giovani poi è mediato dai social, e la scuola è lasciata sola dalla famiglia. Mancano le consapevolezze".

"Per migliorare la situazione – conclude lo psichiatra – bisogna lavorare dal basso: fare tanta prevenzione, proteggere le fasce deboli, rafforzare i servizi di salute mentale - attualmente copriamo a Monza e Brianza solo il 60% della domanda - e attenzionare i social: che non restino stimoli non filtrati".