L’infermiere coraggio. Beppis si è arreso. Addio al paladino della lotta contro la Sla

Giuseppe Spadaro, 52 anni, era un volto molto amato sui social. Dopo avere lavorato per anni all’Auxologico ha scoperto di avere. la stessa malattia dei suoi pazienti, affrontata con tenacia e con fede.

L’infermiere coraggio. Beppis si è arreso. Addio al paladino della lotta contro la Sla
L’infermiere coraggio. Beppis si è arreso. Addio al paladino della lotta contro la Sla

Da qualche giorno Giuseppe era assente dai social. L’ultimo post la scorsa settimana, il 12 gennaio, con la dolcissima foto della sua bambina Maria che gli dava un bacio sulla guancia. Il volto sereno, anche se stanco, e quel cenno di sorriso che sempre mostrava negli scatti che postava sui social. Poi nel primo pomeriggio di venerdì è arrivata la drammatica notizia: Giuseppe Spadaro, 52 anni, si è arreso alla Sla, quella maledetta Sclerosi laterale amiotrofica contro la quale combatteva dal 2021.

Un post sulla sua pagina Facebook dove i familiari hanno annunciato la morte dell’uomo e i funerali che verranno celebrati nella giornata di oggi a Milano alle 14.45 nella chiesa parrocchiale di Sant’Ilario Vescovo, in via Cechov 25. Giuseppe era diventato un volto molto amato sui social. E proprio sui social aveva trovato anche nuovi amici virtuali che dalle sue parole hanno trovato il coraggio di affrontare le piccole e grandi difficoltà della vita. Giuseppe era nato a Desio ed era cresciuto a Nova Milanese, dove in molti ancora lo conoscono e lo ricordano con affetto. Era diventato infermiere e da anni lavorava all’Auxologico San Luca di Milano dove aveva conosciuto Livia, che ha sposato e con la quale ha avuto 4 figli (Marco, Matteo, Simone e Maria).

Giuseppe lavorava nel reparto dove vengono seguiti i malati di Sla e quando ha scoperto la drammatica diagnosi, fin da subito ha capito come sarebbe stato rapido e intenso il galoppare della malattia. Una malattia che, come lui stesso ci aveva raccontato in una intervista, "non ha cura, la prognosi è infausta e rapida e nell’arco di pochi anni porta alla morte. La Sla è uno tsunami anche all’interno della famiglia, ruba anche la possibilità di abbracciare i propri cari o semplicemente di pranzare tutti insieme al tavolo. Poi ci sono tutti i problemi burocratici ed economici. Oltre ad affrontare la malattia abbiamo dovuto affrontare le visite per ottenere l’invalidità, l’accompagnamento, il procedimento in tribunale per nominare mia moglie amministratrice di sostegno, la sospensione del mutuo".

Giuseppe, però, non si era arreso. In questi anni era riuscito anche a concludere la facoltà di Giurisprudenza e a laurearsi. Ogni giorno raccontava sui social quella quotidianità rivoluzionata che la Sla gli aveva dato, sempre supportato da una fede molto profonda che lo portava anche a postare passi della Bibbia e a chiedere ai suoi amici di pregare per lui. Dalle foto nessuno immaginava la drammatica notizia. Giuseppe a Natale aveva postato lo scatto del pranzo a tavola insieme alla famiglia; a Capodanno sorridente con i suoi cari indossando un allegro cappellino delle feste; poi gli incontri con gli amici e i colleghi che non lo hanno mai lasciato solo. Ma nel frattempo la malattia è avanzata rapidamente e venti giorni fa Giuseppe aveva annunciato che non riusciva più a sentire le gambe e che per sollevarsi dal letto era stato necessario utilizzare un particolare sollevatore. Uno strumento che l’infermiere conosceva molto bene, visto che per anni aveva seguito i pazienti che prima di lui avevano affrontato quel calvario.

"Vengo imbragato con un telo sotto la schiena e adagiato sulla carrozzina – aveva postato con un’immagine sui social lo scorso 28 dicembre –. È abbastanza divertente. Ormai cerco di divertirmi con poco. A breve cambieranno l’ascensore del condominio, così riuscirò a fare una passeggiata in cortile".

Ma quella passeggiata Giuseppe, purtroppo, non l’ha mai fatta. Non appena la morte di Giuseppe è stata annunciata sui social, la sua bacheca si è riempita di centinaia di messaggi di amici reali e virtuali che hanno espresso la loro vicinanza alla moglie e ai figli.