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4 mag 2022

J.D. Vance, l'ex operaio allevato dalla nonna che potrebbe far rivincere Trump nel 2024

Mal sopportato dai vertici repubblicani, il 37enne conservatore emergente negli Usa era tra i sostenitori della tesi sulle elezioni truccate. Il suo motto: "La gente è orfana di Trump"

epa09905603 Former US President Donald Trump (R)  gives his endorsement to Republican Ohio US Senate candidate J.D. Vance (L) during a Save America rally at the Delaware County Fairgrounds in Delaware, Ohio, USA, 23 April 2022.  EPA/DAVID MAXWELL
Il nuovo delfino di Trump J.D. Vance, con il tycoon

Washington - Ai dibattiti in Ohio alla vigilia delle primarie, veniva fatta ai candidati repubblicani sempre la stessa domanda: secondo voi ha ragione Donald Trump a parlare di elezioni truccate? Solo uno dei cinque, il milionario e tra i candidati piu’ popolari Matt Dolan disse che l’ex presidente aveva sbagliato, e che continuare a battere questa strada non avrebbe portato a niente. Dolan ha perso, ma a decretare il successo di James David Vance, per tutti J.D. Vance, 37 anni, da Middletown, Ohio, sono stati due elementi: l’essere appoggiato da Trump ed essere mal sopportato dai vertici del partito.

 I due elementi, con Trump, si miscelano alla perfezione, perche’ Vance e’ passato in sei anni dall’essere il grande critico del tycoon (“lui e’ il cancro dell’America”, “l’eroina culturale”, “portera’ la classe operaia nelle tenebre”, disse durante le primarie presidenziali) a esserne la proiezione. Se il trumpismo ha sdoganato la politica aggressiva, del politicamente scorretto, Vance e’ colui che l’ha colta meglio di tutti i candidati: autore di successo e finanziere, e’ diventato l’ambasciatore dell’America First di Trump, il punto di rottura con le idee tradizionali repubblicane. 

Come il suo mentore, Vance ha fatto di Twitter il canale per parlare direttamente agli elettori, e come il tycoon ha scelto il conduttore televisivo della Fox, Tucker Carlson, come microfono per gli interventi televisivi. Nella retorica aggressiva, nella capacita’ di parlare degli avversari usando il sarcasmo, la ferocia, nel mettere due gocce di veleno in ogni dichiarazione, Vance ha finito per andare oltre Trump, e diventare un nuovo Trump Jr, e come il figlio del presidente Donald Jr e’ entrato nel cuore dei suoi elettori. La differenza e’ che J. D. e’ cresciuto nella poverta’, prima in Kentucky e poi in Ohio. 

Quando pubblico’ il suo libro di memorie “Hillbilly Elegy”, Vance venne divorato dalle elite della costa, mentre ora e’ diventato il rappresentante della classe lavoratrice bianca. Puntare il dito sui nemici e’ risultato ancora una volta vincente: durante la campagna per le primarie, Vance ha attaccato le corporation per aver “svenduto” il lavoro alla Cina, accusato i liberali di aprire i confini a manovalanza a basso prezzo e ai trafficanti di oppioidi, ha definito “idioti” i politici di Washington e “str” i media. I critici lo hanno attaccato, definendolo “brutta copia” di Trump, senza capire che e’ stata proprio la mossa decisiva. 

La sua candidatura ha rappresentato un referendum su Trump, senza che ufficialmente lo fosse. Qui il tycoon nel 2020 aveva vinto di appena otto punti su Joe Biden, ma la mobilitazione che Vance ha portato ai comizi, con il tripudio finale nel giorno dell’intervento finale dell’ex presidente, hanno lanciato un segnale al partito: la gente vuole Trump, e’ orfana di Trump, ha fame di Trump. Vance ha usato lo stesso stile, quando ha detto “ragazzi, sapete, quando Trump dice che le elite sono fondamentalmente corrotte, beh, a loro non interessa niente del Paese che li ha resi importanti e ricchi, e io penso che Trump stia semplicemente dicendo la verità”. 

Il fatto che l’ex povero Vance faccia parte della nuova elite e’ un dettaglio: laureatosi con lode alla Ohio State University e poi con un master in legge a Yale, Vance ha dato vita a un movimento locale fondato sul conservatorismo nazionalista, un tentativo di aggiungere una connotazione culturale all’architrave del trumpismo. Ma alla fine a convincere le persone, come sempre, e’ stato mostrarsi per come si e’, con i difetti, i limiti, gli errori, le zone oscure. Nipote di un lavoratore delle acciaierie, famiglia povera, lacerata da oppioidi e divorzi, la madre dipendente dai farmaci, Vance e’ stato allevato dalla nonna, figura da film di Tarantino, donna che “amava il Signore” e intanto possedeva diciannove pistole. 

Uscito dal liceo, Vance era entrato nei Marines e partito per l’Iraq come addetto agli affari pubblici, per poi fare veloce rientro in Ohio e iscriversi all’universita’. Qui ha conosciuto la futura moglie, Usha Chilukuri, che poi fara’ carriera nelle corti d’appello, lavorando assieme a Brett Kavanaugh. Si’, proprio colui che verra’ nominato da Trump giudice della Corte Suprema nel 2018. L’attacco da parte dei Democratici alla nomina, con le accuse di vecchie molestie sessuali, rappresento’ un bivio per Vance, che scese in difesa di Kavanaugh e resto’ affascinato dalla determinazione di Trump. Se puro calcolo o sentimento vero, nessuno potra’ dirlo con certezza.

Ma da quel momento Vance ha cominciato a costruire la sua nuova vita: prima come aspirante capitalista a San Francisco, al servizio del fondatore di PayPal, Peter Thiel, poi gli studi a Yale. Tornato in Ohio, messo su famiglia, e tre figli, Vance ha portato avanti le sue attivita’, grazie anche all’aiuto di Thiel, che ha finanziato le sue attivita’ imprenditoriali e, ora, la sua campagna con 13,5 milioni di dollari. Tutto questo, pero’, sarebbe potuto servire a poco senza la data fatidica del 15 aprile 2022, cioe’ a meno di tre settimane dalla primarie. 

Quello e’ stato il giorno in cui e’ arrivato l’endorsement di Trump. Vance ha incontrato il tycoon a Mar-a-Lago, aiutato dal fondatore di PayPal, poi ha agganciato Tucker Carlson. Il resto e’ andato in automatico, il giovane trumpiano totale, la somma di Donald e Donald Jr, due persone in una. A novembre lo attende la sfida con il senatore democratico Tim Ryan, che ha vinto facilmente le primarie di partito. Il candidato progressista appare favorito, ma sottovalutare l’onda lunga trumpiana e i suoi nuovi eredi potrebbe essere il secondo errore che i democratici compiono in sei anni.  

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