Parigi - Gli arresti eseguiti oggi in Francia di sette ex terroristi italiani rappresentano, secondo gli esperti dell'argomento, la fine della cosiddetta "dottrina Mitterrand", dal nome dell'ex presidente socialista della Repubblica francese che garantì a persone imputate o condannate per atti violenti d'ispirazione politica di evitare l'estradizione nel Paese dove questi reati erano stati commessi, qualora questi s'impegnassero a non ripetere azioni terroristiche. Una tutela che, di fatto, ha garantito diritto d'asilo a numerosi terroristi, soprattutto italiani, in particolare ai componenti della variegata galassia dell'eversione di estrema sinistra.

Cos'è la dottrina Mitterrand

Ma cos'è (era?) e come funzionava la dottrina Mitterrand, che fu annunciata ufficialmente dall'esponente del PS transalpino in un discorso al palazzo dello sport di Rennes nel febbraio del 1985? "Mi rifiuto di considerare a priori come terroristi attivi e pericolosi degli uomini che sono venuti, in particolare dall'Italia, molto tempo prima che esercitassi le prerogative che mi sono proprie - disse allora Mitterand - e che si erano appena ritrovati qui e là, nella banlieu parigina, pentiti". Una posizione ribadita successivamente, nell'aprile dello stesso anno, con un altro discorso pubblico. "I rifugiati italiani che hanno preso parte in azioni terroristiche prima del 1981 hanno rotto i legami con la macchina infernale a cui hanno partecipato - queste le parole del leader socialista - Hanno iniziato una seconda fase della loro vita, si sono integrati nella società francese. Ho detto al governo italiano che erano al sicuro da qualsiasi sanzione di estradizione".

Perché Mitterrand decise di proteggere gli ex terroristi

Ma perché Mitterrand decise di proteggere persone che si erano macchiati, in patria, di reati gravissimi? Al di là delle questioni di opportunità politica e di rapporti con l'Italia (alcuni storici parlarono di un patto non scritto con Bettino Craxi, allora presidente del consiglio socialista in Italia, ai vertici dell'unico partito che si era schierato ufficialmente per la trattativa nel corso del sequestro Moro), formalmente Mitterrand si ribellava a certi aspetti della legislazione anti-terrorismo approvata in Italia fra gli anni '70 e '80, anni di emergenza con una serie di assassinii politici che sconvolsero la politica e la società nel nostro Paese, che creava la figura del "collaboratore di giustizia", consentendo a persone accusate di crimini politici di testimoniare sulle attività loro e dei gruppi in cui avevano limitato e, eventualmente, di ricevere una riduzione della pena e una protezione.

Di fatto era un modo per schierarsi contro le leggi speciali e le procedure d'emergenza. Un atteggiamento che molti giuristi criticarono fin dalla sua enunciazione, sostenendo che si opponesse agli obblighi internazionali della Francia, normati da diversi trattati in tema di giustizia. 

C'è da dire, poi, che la dottrina Mitterrand non venne mai formalizzata in alcun documento o atto ufficiale che avesse una qualche validità giuridica, trasformandosi in una prassi durata, fra "alti e bassi", praticamente fino ai giorni nostri. 

Chi ha usufruito della dottrina Mitterrand

Svariati i nomi noti del panorama della sinistra ultra radicale che hanno goduto dei benefici della dottrina Mitterrand. In primis Toni Negri, Oreste Scalzone, Franco Piperno e Lanfranco Pace ex leader dell'Autonomia Operaia, indagati nel cosiddetto processo "7 Aprile" - dal giorno del 1979 in cui furono arrestati - come mandanti morali di diverse azioni terroristiche. Il professore Toni Negri, docente all'università di Padova, in seguito anche candidato del Partito radicale, rientrò in Italia nel 1997 dopo aver patteggiato una pena. Scalzone, Pace e Piperno tornarono dopo la prescrizione della pena. Ci sono poi i sette fermati nell'ambito del blitz odierno, fra i quali la ex Br Marina Petrella (la sua estradizione fu negata in prima battuta nel 2005 per "motivi di salute") e l'ex lottacontinuista Giorgio Pietrostefani. C'è poi Massimo Carfora (Comunisti organizzati per la liberazione proletaria, accusato - e condannato all'ergastolo - per l'esplosione del 1983 al carcere di Rovigo che causò la morte di un passante. E ancora il conte - titolo ereditato - Paolo Ceriani Sebregondi, condannato per concorso morale nell'uccisione del maggiore dei carabinieri Carmine De Rosa nel 1978. C'è poi il caso di Paola Filippi, ex Proletari armati per il comunismo), condannata in contumacia all'ergastolo, ma non estradabile perché diventata cittadina francese. Ancora, Gianfranco Pancino, condannato a 25 anni con l'accusa di partecipazione a banda armata, il "medico di Autonomia Operaia", affermatosi nel frattempo come uno degli specialisti più noti al mondo nella lotta all'Aids

I primi colpi alla dottrina Mitterrand

La dottrina Mitterrand aveva già iniziato a cedere nel primo scorcio dell'attuale secolo, quando l'allora presidente della Repubblica francese, il neogollista (centrodestra) Jacques Chirac, dichiarò di non opporsi all'estradizione in Italia di persone imputate o condannate per terrorismo. Fra gli estradati l'ex BR Paolo Persichetti (2002, che in Francia aveva una cattedra come docente di Sociologia all'università) e, sopratuttto, Cesare Battisti, dei Proletari armati per il comunismo, condannato in Italia all'ergastolo per due omicidi (Antonio Santoro e Andrea Campagna) e affermatosi oltralpe come scrittore di libri gialli. Bloccato in Francia nel 2004 e poi liberato, si rifugiò in Brasile, dove gli venne concesso asilo politico, fino alla definitiva estradizione e rientro in Italia da arrestato nel 2019. 

L'appello a difesa della dottrina Mitterrand

Il 20 aprile, su Le Monde, era apparso un appello di scrittori e intellettuali a difesa proprio dei principi affermati dall'ex presidente Mitterrand. Nel documento numerose firme invitavano a non rimpatriare gli "esuli politici" italiani in Francia riaffermando appunto la "dottrina Mitterrand" . A suscitare l'allarme degli intellettuali francesi era stato il colloquio recente tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il suo omologo francese Éric Dupond-Moretti, che sarebbe stato decisivo proprio per arrivare al blitz di oggi. La Guardasigilli aveva consegnato una lista con undici nomi di italiani latitanti, di cui quattro condannati all'ergastolo e accolti in Francia secondo quanto aveva deciso l'allora presidente socialista all'Eliseo.