Luis Scola in maglia Olimpia Milano
Luis Scola in maglia Olimpia Milano

Milano, 5 aprile 2020 - Il rischio che questa rimanga un'annata incompiuta c'è, ma rimarrà anche la stagione in cui uno dei più grandi giocatori degli ultimi tempi ha calcato i parquet del basket italiano. Luis Scola, una carriera che fa enciclopedia, venuto fuori agli onori della cronaca già nel lontanissimo 2000 in Eurolega con i baschi di Vitoria, diventato già leggendario nella sua Argentina con l'oro olimpico del 2004, poi 10 anni di NBA in 5 franchigie diverse, infine il "buen ritiro" in Cina e la versione "El Senor" a Milano in cui ha distillato in questi mesi pillole di saggezza nonostante che tra 25 giorni gli anni siano 40. Il magazine internet argentino BasquetPlus ha raccolto le sue parole ripercorrendo la sua strada cestistica.

"Sto bene, spero che presto in tutto il mondo si possa dire così. Ovvio che mi piacerebbe fare altre cose, ma sto bene - dice proprio Scola riferendosi alla situazione attuale - mi trovavo su un treno di ritorno da Roma circa 3 settimane fa e mentre viaggiavamo ci hanno detto che eravamo in quarantena. Se pensi che poi da li è stato sospeso tutto, campionato, Eurolega, Olimpiadi, sembra incredibile. Non so se si tornerà a giocare, ma tutto adesso è in secondo piano".

Così il numero 40 dell'Olimpia si è trovato ad affrontare questa situazione a Milano con l'obiettivo di tenersi in forma caso mai ci fosse una ripartenza: "Ovviamente quando è iniziato tutto non si sapeva per quanto fosse, ma fortunatamente qui a Milano ho una piccola palestra. Certo, in Argentina ho anche un campo da basket, non è lo stesso, ma si cerca di mantenersi in forma perchè non sappiamo ancora se e quando si giocherà. Ognuno si destreggia come può, nessuno era preparato ad una situazione di questo tipo".

Dopo 13 anni era tornato a disputare l'Eurolega dopo aver giocato due Final Four con Vitoria, ma l'ha trovata molto diversa: "Ovviamente il formato è molto diverso, ai quei tempi c'erano le Top16, ci sono anche molte più licenze pluriennali. E' un fatto, quando sai che sarai in Eurolega per un certo numero di anni il tuo progetto cresce in modo diverso, è più solido, anche ai giocatori puoi offrire delle sicurezze in più". All'Olimpia, in realtà, è arrivato dopo il primo mese di stagione, a fine settembre, dopo lo straordinario mondiale giocato con l'Argentina. Quella che doveva essere la sua ultima competizione prima del ritiro aveva avuto l'effetto di aumentare l'acquolina in bocca, decidendo così di fare un altro anno sul parquet per chiudere con le Olimpiadi con la maglia "albiceleste": "Il primo tramite con l'Olimpia è stato Ginobili, mi ha detto che Messina aveva firmato con Milano e che sarebbe stato interessato. Messina è stato corretto, ha rispettato i miei tempi, poi abbiamo iniziato a parlare".

Sui suoi 10 anni in NBA i ricordi sono tantissimi, tra qui i giocatori più forti contro cui ha giocato: "Lebron James e Kobe Bryant sono quelli che mi hanno colpito di più. Nel mio ruolo, invece, Duncan e Nowitzki avevano certamente qualcosa di speciale. Non ho praticamente mai giocato contro Antetokounmpo perchè l'unica volta che ci siamo incrociati ero ai Nets, ma fuori dalle rotazioni. Ricordo che continuavo a guardarlo, mi ero particolarmente concentrato su di lui, era incredibile. Davvero sembrava un giocatore che avrebbe potuto cambiare il basket per sempre, ricordo che quando sono tornato a casa ho detto che il mio tempo nella NBA era finito. Quello era un altro sport".

Ovviamente ci si domanda se questa possa essere l'ultima stagione di Luis Scola o se proverà a tenere duro in vista delle Olimpiadi, anche a rischio di far ancora più fatica: "Non so ancora cosa riserverà il futuro, non so cosa accadrà, se giocherò o meno. Ho giocato un ventennio a tutti i livelli, quello che farò, comunque non cambierà tutto quello che ho fatto. Non è ancora arrivato il momento di pensarci". Interessante come "El Senor" rifletta su come vorrà essere ricordato come giocatore nel futuro: "Adesso non ci voglio pensare ancora, mi sento un giocatore e non mi posso distrarre con queste cose che tolgono energia. A tre anni da quello che sarà il mio ritiro, sarò in grado di ricordare la mia carriera, ma non di giocare i playoff di Eurolega, e dunque potrò farlo. Non ho un'idea reale, ognuno potrà farlo a modo suo, ma certamente non si potrà dire che non ho lavorato duro ogni giorno. E con quello sarò in pace con me stesso".