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Milano, 19 giugno 2019 - Resterà in carcere in attesa degli esiti delle indagini tecniche sul materiale online raccolto dagli investigatori. Il pedofilo potrebbe avere fatto molte più vittime delle tre ragazzine che hanno raccontato l’orrore. Ne sono convinti gli investigatori, il pm Alessia Menegazzo che ha coordinato le indagini ha parlato di materiale pedopornografico molto vasto. Serviranno settimane per ricostruire quante bambine, non solo tre, l’uomo aveva scelto come vittime.

Solo dopo sarà giudicato con il rito immediato. Gli investigatori descrivono una ragnatela virtuale ma dalle conseguenze tremendamente reali quella tessuta dall’uomo di 48 anni che utilizzava in modo criminale WhatsApp e che grazie a un profilo falso da «bambina» ha abusato per anni di minorenni. La sua torbida attività sarebbe molto ampia. Il 48enne, infatti, che si celava sotto il profilo di «Giulia», una inesistente teenager cattiva e minacciosa, con persistenti e complesse relazioni fatte di messaggini, è riuscito a soggiogare delle 12enni e ad abusarne fino a quando ha commesso un errore ed è stato scoperto.

Il pedofilo, residente nel Lodigiano, disoccupato e incensurato, soffre da tempo di problemi psicologici che però non sarebbero direttamente connessi con la sua condotta. Nei suoi confronti i pm ipotizzano i reati di violenza sessuale, corruzione di minore, sostituzione di persona e produzione e detenzione di materiale pedopornografico. L’uomo ha sempre vissuto con gli anziani genitori che lo mantenevano, era benvoluto da vicini e conoscenti. Proprio grazie a questi modi gentili è riuscito ad accattivarsi la simpatia delle bambine che invitava a casa con la scusa di mostrare loro dei gattini, poi le violentava dicendo che se avessero raccontato qualcosa avrebbe ucciso la loro mamma. Il quadro descritto dagli investigatori è inquietante: avrebbe costruito giorno dopo giorno la trappola nella quale far cadere una dopo l’altra le prede. L’uomo ha anche filmato le violenze, avvenute nell’appartamento dove abita. Non soddisfatto, minacciava le bambine anche di pubblicare video e foto online se non avessero soddisfatto le sue richieste. Era «Giulia» a chiedere alle piccole di concedersi all’adulto: un avatar descritto dagli inquirenti come «sadico e malvagio» al punto da convincere le amiche virtuali a dire «sì» ad ogni richiesta.An.Gi.